In questi minuti il premier Mario Draghi sta riferendo al Senato sugli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina. «L’Italia è in prima linea per il sostegno umanitario – sta dicendo – saranno 18milioni le persone che potrebbero avere bisogno di aiuto. Abbiamo stanziato un primo contributo di 1milione di euro attraverso la Croce Rossa e abbiamo in programma l’invio di beni e farmaci, la realizzazione di assetti sanitari da campo». Poi un passaggio sul Consiglio dei Ministri di ieri e parole ferme verso la Russia. Ha appena dichiarato: «dall’inizio dell’invasione circa 6.000 persone sono state arrestate per aver protestato contro l’invasione e ne ammiro il coraggio – dice interrotto dall’applauso dell’Aula – il Cremlino dovrebbe ascoltare queste voci e abbandonare i suoi piani di guerra».
Sostegno umanitario
Nella diretta in corso, Draghi appare molto risoluto e dichiara: «sinora i piani sembrano fallire per la durata della guerra e per la resistenza ucraina anche grazie all’unità dell’UE». Tuttavia «le truppe russe procedono e una lunga colonna è pronta alle porte di Kiev – prosegue – aumentano le vittime di civili di questo conflitto soprattutto ora che l’attacco si è concentrato sui centri urbani». Poi il lungo proferire sul sostegno umanitario. Ancora, la possibilità che sarà data agli ucraini in fuga di «soggiornare per un anno in un altro Stato». Il Premier chiede il sostegno del Parlamento soprattutto sull’arrivo dei punti più ostici del suo proferire. E cioè la difficoltà che potremmo subire rispetto alle forniture di gas e la Difesa.
La diretta di Draghi in Senato cerca il consenso, «investiremo sulla Difesa per una reazione rapida, ferma e unitaria»
«Nel contempo teniamo aperta la strada della negoziazione anche se siamo realisti – dice – Per le conseguenze che potremmo aver in Italia, il Governo è a lavoro per contrastare le possibili ricadute per il nostro Paese. Il Governo è a lavoro per mitigare l’eventuale impatto energetico. Nel breve termine un’eventuale interruzione non dovrebbe creare problemi anche a fronte dell’arrivo della primavera e tra l’altro abbiamo al momento degli stoccaggi. Tuttavia – prosegue – nel prossimo futuro lo scenario potrebbe complicarsi. Punteremo sulla diversificazione. Non possiamo essere dipendenti da un solo Paese ne vale anche della nostra libertà e dobbiamo puntare sull’aumento delle rinnovabili. Investire sullo sviluppo del biometano ma il gas rimane fondamentale per la transizione. Dobbiamo puntare al raddoppio del TAP (gasdotto Trans-Adriatico)».
La Difesa
Ed ecco il punto dolente che ad alcuni della maggioranza farebbe un po’ specie. «L’UE pensa di acquistare e rifornire armi – afferma Draghi – ora è essenziale procedere spediti su una linea di difesa comune. La minaccia è una spinta ad investire sulla difesa e possiamo scegliere se farlo da soli o con l’Unione. Un investimento sulla Difesa è anche un impegno ad essere alleati e sull’emigrazione l’Italia farà la sua parte» ma anche l’Europa dovrà fare la sua. Su questo punto l’Italia potrà sciogliere la riserva, dopo la pronuncia del Parlamento. In giornata avremo il riscontro definitivo ma i rumors rendono conto di un appoggio al Governo nonostante qualche reticenza. E durante la diretta il premier Draghi in Senato cerca il consenso ed afferma «investiremo sulla Difesa per una reazione rapida, ferma e unitaria». Senza il minimo tentennamento.