La beffa della rottamazione metterà alla gogna l’Italia?

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Periodicamente le forze politiche propongono la rottamazione fiscale come soluzione per i problemi delle imprese italiane. L’idea potrebbe anche funzionare. Lo Stato aiuta le imprese a superare un momento di difficoltà posticipando il pagamento di alcune imposte. La successiva rateizzazione aumenterebbe il gettito per l’Erario grazie agli interessi applicati. Tutti felici insomma: purtroppo la situazione è ben diversa. Il problema di fondo è che la politica non appare in grado di far ripartire l’economia. Le rateizzazioni prolungano quindi l’agonia di un malato che nessuno cura. Anzi, rischiano di togliere anche il poco ossigeno rimasto poiché le banche evitano di finanziare le aziende con debiti tributari. In questo modo gli imprenditori perdono il necessario sostegno finanziario e le aziende smettono di investire. Ne consegue un ulteriore stretta ai consumi con effetti devastanti per l’intero tessuto economico. Anche lo Stato ci perde perché a minori fatturati corrispondono minori entrate fiscali.

La giostra del debito

La risposta del Governo di solito è la creazione di nuovo debito pubblico: un circolo vizioso che iscrive un’ipoteca sulle future generazioni. La beffa della rottamazione metterà alla gogna l’Italia? Il rischio è un vortice di debito che crea un vero e proprio cortocircuito finanziario. Le imprese in affanno posticipano il pagamento dei debiti ma le difficoltà permangono e i debiti si accumulano. Al momento della prima rata l’azienda dovrà per forza rateizzare anche le nuove incombenze fiscali. L’economia si blocca e lo Stato si indebita. In un vortice senza apparente fine. Questo sta accadendo con la rottamazione ter, introdotta nel 2018 e prorogata a causa della pandemia. I rimborsi della rottamazione ter non sono ancora partiti e già si parla della quater. Quante aziende pagheranno regolarmente le rate concordate.

L’incognita pignoramenti

Il Governo aveva sbandierato il grande successo della rottamazione ter basandosi sul numero di imprese aderenti. Una valutazione oggettiva sarà possibile solo a pagamenti avvenuti. Sembra però che l’Agenzia delle Entrate abbia mantenuto un approccio più conservativo rispetto all’Esecutivo. Con la risposta all’interpello 266 dello scorso 17 agosto il Fisco ha aperto alla possibilità di pignorare i soggetti aderenti alla rottamazione. In altre parole, la rottamazione non esclude il pignoramento e aderire alla rottamazione ha significato solo dover pagare futuri interessi allo Stato. La beffa della rottamazione metterà alla gogna l’Italia produttiva e deprimerà ulteriormente l’economia? Difficile pensare il contrario.

La beffa della rottamazione metterà alla gogna l’Italia?

L’ipotesi di una nuova rottamazione certamente solletica gli imprenditori più in difficoltà. Non contribuirà, però, a rilanciare il sistema produttivo. L’obbiettivo dell’Esecutivo deve essere l’aumento del PIL e la ripresa dell’economia. Aggiustamenti temporanei come le rottamazioni potrebbero aprire la strada a manovre più drastiche come la pace fiscale. La sostenibilità, però, sarà tutta da valutare. Il momento sarebbe propizio per una dimostrazione di coraggio e responsabilità. I capitali in arrivo dall’Europa possono concedere respiro ai conti pubblici e di conseguenza alle imprese. Un contestuale aumento dei consumi darebbe il via ad un aumento del PIL. A questo proposito vi consigliamo un nostro recente approfondimento su come il Recovery Plan potrebbe incentivare la domanda interna italiana.

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