Già dalle prime consultazioni appare evidente che neppure per Mario Draghi, ex presidente della BCE, il gioco sarà facile. E ciò, nonostante egli vanti un appoggio preannunciato da parte di diversi partiti e leader politici. Il perché, si legge tra le righe di ciò che non viene detto, oltre che nel retroscena in cui è avvenuta la caduta del precedente Governo. Tuttavia, la parola Draghi sembra destare una certa pacatezza e tranquillità nella tempesta politica che si era venuta a creare nelle scorse settimane. Eppure, non si capisce bene se questa quiete sia solo apparente e se stiamo andando verso Draghi o verso i draghi. La domanda nasconde un problema di fondo, che risiede in ciò che potrebbe venir fuori dalla tiraggio di corda che ciascun partito fa dalla propria parte. Insomma, se il Governo sarà eccessivamente tecnico, saremo infelici tutti, perché in questo momento c’è bisogno di “sentire il Paese”. Tuttavia, se il Governo sarà politico, da che parte dovrebbe propendere? Certo è che, oggi, si è allargata la maggioranza a favore di Draghi. Ma, vediamo come.
L’esito delle consultazioni
Stiamo andando verso Draghi o verso i draghi, proferisce chi piange per un Governo necessario, spazzato via da un tre ruote. Insomma, proprio adesso che sembravamo sfrecciare in avanti con l’alta velocità, ci siamo impantanati nel gioco degli scolaretti che tirano la giacca al professore. E, ognuno, vuole un cosa diversa, tanto che le voci diventano troppe!
Sicchè, proprio, Mario Draghi ha ricevuto 4 sì: dal Gruppo per le Autonomie del Senato, da Italia Viva, dal Partito Democratico e da Forza Italia. Fratelli d’Italia, invece, ha ribadito il no secco, senza mezzi termini. Indeciso, invece, il leader della Lega, che, invece, subordina il suo consenso al riconoscimento di qualche Ministero. In questa fase, dunque, gli alleati, si sono orientati in maniera molto diversa. Infatti, in particolare, Giorgia Meloni ha spiegato di non avere alcuna intenzione di sedersi al tavolo di Governo con il Pd, Italia Viva e il Movimento 5 Stelle. Tuttavia, ha garantito di continuare a votare i provvedimenti considerati importanti per l’Italia. Matteo Salvini, invece, è passato direttamente alle richieste, senza mezzi termini, sostenendo di non essere nessuno per dire: “tu si e tu no”. Il partito Liberi e Uguali, invece, dal canto suo, ha imposto il veto su Salvini, come principale condizione per sostenere il Governo Draghi.
Quindi, anche loro pongono la propria condizione: “niente appoggio se c’è Salvini”. In altri termini, ognuno gioca solo se c’è o non c’è l’altro e solo su condizione! Infine, domani, il neo Governatore, dovrà incontrarsi con il Movimento 5 Stelle, questa volta capitanato direttamente da Beppe Grillo. Quest’ultimo, è diviso tra le due fazioni insistenti all’interno del partito, tra chi propende per il sì come Di Maio e chi per il no, come Di Battista. Insomma, come vediamo, in un momento cruciale, così importante come questo, si sfoderano le vecchie spade ed escono tutti in scena, ognuno a dettare le proprie leggi!