E’ in arrivo il QE e abbiamo seguito con interesse il dibattito che in questi mesi si è scatenato a ondate sui potenziali effetti dell’incremento della massa monetaria.
Massa monetaria che le banche centrali mettono a disposizione con modalità variegate.
Quello che abbiamo notato è che molti pareri paiono non tenere conto di questo aspetto fondamentale.
Un conto è che i denari che arrivano sul mercati vi giungano sotto forma di prestito.
Un conto invece è che sia denaro stampato.
Un altro ancora è che si agisca con un mix dei due metodi.
Massa monetaria il bicchiere mezzo vuoto
I più pessimisti sono gli analisti che pensano che i denari immessi nel sistema derivino esclusivamente da prestiti.
Ad esempio Tad Rivelle, chief investment officer Fixed Income di TCW, che ha valutato in profondità i rischi costi nascosti all’interno delle politiche espansive adottate dalle banche centrali.
Rivelle sostiene che “i tassi di interesse sono innanzitutto dei prezzi. Quando la FED riduce artificialmente il prezzo del credito, l’equilibrio naturale tra le esigenze di chi prende e di chi dà in prestito viene turbato..”
E poi convinto che il denaro che entra in circolo sia solo prestato.
Pertanto prosegue:“…Forse è per questo che l’etichetta preferita dai banchieri centrali per descrivere le politiche sui tassi è ‘stimolativo’. Nessuno può lamentarsi di una politica ‘stimolativa’! Ma si può dire che i risultati di tutti siano equamente ‘stimolati’?”
E poi attacca la Banca centrale USA: “forse, quando la FED si accorge che la produzione di credito sta rallentando in maniera organica, dovrebbe considerare la possibilità che il rallentamento sia per una buona ragione.
La sua idea è che: “Tuttavia, piuttosto che lasciare la decisione ai veri esperti, i banchieri centrali reputano ogni rallentamento del credito come problematico”.
E poi conclude iper pessimisticamente chiarendo che in una corsa al credito in cui parte importante della liquidità viene assorbita dai prezzi di azioni e bond si rischia grosso al primo vero rallentamento economico.
Ovvero una nuova crisi che porterebbe nuovamente gli asset con sottostante credito a non avere valore.
Il bicchiere mezzo pieno
La realtà basata sulle evoluzioni dei cicli economici reali post crisi ci dice che i comportamenti delle banche centrali non sono stati per nulla assimilabili tra loro.
L’economia USA da anni vola, in area UE si arranca sempre di più.
E la derivazione di queste diversi sviluppi deriva a nostro parere proprio dalle diverse metodiche dei rispettivi QE.
Al di là che negli USA sono stati più tempestivi e pragmatici fin da subito, la FED acquistò ogni tipo di titolo togliendolo dagli armadi del disvalore all’interno dei bilanci bancari.
Quanto emettendo debito e quanto semplicemente stampando non è dato sapere. Certo è che la scelta di ripulire il sistema finanziario anche dagli asset tossici ha pagato ampiamente la scelta di Bernanke.
Dalla mole di titoli tolta dalla circolazione si può arguire che in America (così come probabilmente in altri stati sovrani come Gran Bretagna e Svizzera) si sia semplicemente stampato. Punto e basta.
La UE invece, sotto gli input tedeschi ha solo riacquistato bond governativi ed emesso parimenti debito pubblico.
Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti…
Alla viglia di un nuovo QE quello che ha funzionato meglio è evidente…
Approfondimento
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