Perché ci stiamo mangiando i soldi dei nostri genitori e nonni? Che fine faremo?

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La domanda che ci siamo fatti qui all’Ufficio Studi di ProiezionidiBorsa ha ogni ragion d’essere. Perché nasce da una constatazione. Che è quella che gli italiani, noto popolo di risparmiatori, sembra stiano un po’ cambiando, da questo punto di vista. E’ assolutamente vero che continuiamo a risparmiare parecchi soldi. Sui conti correnti degli italiani ci sono ormai 1.700 miliardi. Ma non è un risparmio sano. E’ un risparmio fine a se stesso. Un risparmio che non produce valore. Perché viene inevitabilmente eroso dall’inflazione. Andrebbe investito, e bene.

Ma stiamo divagando. Perché ci stiamo mangiando i soldi dei nostri genitori e nonni? Che fine faremo? Domanda lecita, dicevamo. A cui si può rispondere facilmente, purtroppo. Ce li stiamo mangiando perché noi non ne facciamo abbastanza. E quindi abbiamo bisogno di aiuto. Per tutto. Per la scuola dei bimbi. O per l’università degli stessi quando crescono. Magari per quel viaggetto a cui non possiamo proprio rinunciare. Per quella macchina che mi serve per rappresentanza. O quello smartphone che è un po’ uno status symbol. Cose utili e vacue. Per tutto, appunto.

Oggi genitori e nonni sono indispensabili. Dall’adozione dell’euro l’Italia è in crisi profonda. Non può svalutare (e meno male). Ma non sa assolutamente come recuperare la competitività perduta con l’adozione di una valuta forte. Perché non può svalutare, appunto. Le riforme che ce lo potrebbero consentire, come lavoro, giustizia e lotta all’evasione ed alla corruzione, latitano. Se ne parla sempre, ma non le vuole fare nessuno. La ragione? Sono impopolari. E l’italiano medio vive in campagna elettorale permanente. A cui i politici guardano costantemente per decidere cosa (non) fare.

Perché ci stiamo mangiando i soldi dei nostri genitori e nonni? Che fine faremo?

Che fine faremo, dunque? Non è facile a dirsi. Una cosa, però, è sicura. Dobbiamo cambiare, profondamente. Bisogna riacquistare competitività ad ogni livello. Dobbiamo fare uno scatto in avanti come civiltà, come nazione. E la ricetta è solo una. Fare delle riforme draconiane. Che taglino una volta per tutte, e con decisione, la spesa pubblica. Che migliorino la flessibilità del mondo del lavoro. E che rendano i processi civili e penali veloci quanto serve, e con pene giuste e sicure. Ma anche che ci sia una lotta all’evasione, oggi a 110 miliardi l’anno, severa e decisa.

La mancanza di quanto detto, e non lo diciamo solo noi, avrà un solo risultato. Il fallimento del Paese. Non ci saranno aiuti della BCE sul debito pubblico che tengano. Bisogna riformare la nazione. E la mentalità degli italiani. Sempre che gli italiani stessi lo vogliano. E, al momento, duole constatare che, con i voti espressi politicamente, non sia, purtroppo, così.

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