La pensione di reversibilità del figlio deve essere più alta se il vedovo del defunto non è anche suo genitore

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La pensione di  reversibilità è il trattamento che viene riconosciuto alla morte del pensionato ai suoi familiari superstiti. Il trattamento viene riconosciuto sempre al coniuge, anche in presenza di altri redditi personali. Anche se a volta questi ultimi possono portare ad una decurtazione della quota spettante. Ma è bene sapere che la pensione in questione spetta anche ad altri familiari. Ai figli del defunto, ad esempio, se hanno meno di 26 anni e sono studenti. In mancanza di coniuge e figli, poi, il trattamento può essere riconosciuto anche a genitori, nipoti, fratelli e sorelle del pensionato. Ma in questo articolo andremo ad approfondire la pensione di reversibilità del figlio.

Cosa prevede la Legge?

L’ordinamento previdenziale prevede che al figlio minorenne spetti il 20% delle pensione di reversibilità del genitore defunto. Supponiamo che il deceduto sia il padre. Spetterà il 20% della sua pensione al figlio minore ed il 60% alla moglie. Se la moglie è anche madre del figlio, quindi, al nucleo familiare resta una quota pari all’80% della pensione percepita dal pensionato al momento della morte.

Ma l’ordinamento non tiene conto di un fatto determinante: se la moglie non fosse la madre del figlio? In questo caso al nucleo familiare del figlio, la cui madre non è moglie del padre defunto, spetterebbe solo il 20%. La mamma non avrebbe diritto a nulla se non è mai stata sposata con il padre. Ma neanche nel caso che sia divorziata senza assegno di mantenimento.

La pensione di reversibilità del figlio deve essere più alta se il vedovo del defunto non è anche suo genitore

La Corte Costituzionale con la sentenza numero 100 del 19 aprile 2022 ritiene che la pensione ai superstiti che spetta al figlio dovrebbe essere più alta. Questo, però, nel caso che concorra alla divisione con la matrigna.

La Corte ha condiviso la preoccupazione su una possibile discriminazione tra figli nati fuori del matrimonio e quelli nati in costanza di matrimonio. E sostiene che bisogna rimuovere ogni tipologia di discriminazione tra figli naturali e legittimi. Il figlio nato nel matrimonio, infatti, avrebbe diritto al suo 20% di reversibilità ma potrebbe godere in parte anche della quota materna.  Quello nato al di fuori del matrimonio, invece, godrebbe solo della sua quota del 20%.

Ad intervenire sulla questione, in ogni caso, dovrà essere il legislatore. Con un intervento tempestivo, infatti, è invitato a riequilibrare la questione eliminando ogni forma di discriminazione con i figli che non vivono con entrambi i genitori.  Colmare le lacune legislative senza compromettere i valori che l’istituto della reversibilità da anno sorregge è il compito che la Corte Costituzionale affida a chi legifera.

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