Ieri Draghi ha ottenuto un’ampia fiducia al Senato, dopo un discorso programmatico interessante sotto diversi profili.
Come spesso capita per questo tipo di interventi, anche questa volta il Presidente del consiglio incaricato ha tenuto un intervento di alto profilo, come avevamo previsto.
Facendo riferimento, più che a provvedimenti concreti, tranne alcune indicazioni, alle prospettive generali relative a determinate tematiche. Ed indicando la visione di fondo da perseguire.
Un intervento quindi interessante, per quel che dice, ma anche e soprattutto per quel che non dice.
A volte, infatti, sono soprattutto i temi o passaggi mancanti, a rivelare diversi aspetti di un intervento politico.
Il discorso di Draghi al Senato. Quel che dice, ma soprattutto quel che non dice
Evidenziamo quindi di seguito alcuni punti, che ci sono parsi particolarmente rilevanti.
- Atlantismo ed europeismo
- Emergenza sanitaria
- Irreversibilità
- Gestione del Recovery
- Riforma del fisco
- Politica immigratoria.
Atlantismo ed europeismo
È stato a mio avviso interessante questa sottolineatura dell’atlantismo, categoria della politica estera, soprattutto perchè da tempo aveva quasi completamente abbandonato i temi e le discussioni in materia.
Tale abbandono, come noto, è dovuto soprattutto alla dinamica delle relazioni internazionali, successiva alla caduta dell’URSS e del Patto di Varsavia.
Venuto meno il cosiddetto pericolo rosso, ed abbattuta la cortina di ferro, il tema del ruolo della Nato e delle alleanze militari in Europa è venuto in gran parte meno, messo financo in discussione.
Ora se ne riparla, a fronte della rinnovata situazione di tensioni internazionali.
Non è un caso che gli USA abbiano recentemente rivisto al rialzo il loro impegno militare, in particolare sul fronte nord occidentale.
Uno dei principali motivi è proprio una rinnovata fase di tensioni con la Russia putiniana. Ha fatto ricordare come questo paese costituisca tuttora una delle principali potenze militari e come le cose possano mutare, andando verso una nuova fase di guerra fredda.
Il tema è articolato e complesso, e meriterebbe da solo ulteriori approfondimenti, ma volevamo sottolinearlo. Proprio perché eventuali, successivi sviluppi della situazione potrebbero comportare per molti Stati un rinnovato impegno anche nel settore della difesa, e Draghi, non a caso, ci ha tenuto a sottolinearlo.
Fa coppia con la fedeltà all’alleanza atlantica l’europeismo, visto come necessità di un sempre maggior raccordo con gli altri Stati dell’Unione, che anche sul fronte geopolitico e militare dovrebbero tendere a presentarsi sempre più con una sola voce.
Emergenza sanitaria
Su questo delicatissimo tema la posizione di Draghi non pare sostanzialmente discostarsi da quella del precedente governo.
L’intenzione pare quella di escludere un lockdown su scala nazionale, pur a fronte di una situazione ormai caratterizzata, come da parte nostra previsto, dalla circolazione di varianti del virus, che paiono stare assumendo prevalenza statistica.
Poco o nulla però ci è stato detto su come affrontare la pandemia, in una situazione che sta effettivamente dando risultati inferiori al previsto, pur a seguito dell’attuale livello di vaccinazioni, un po’ in tutti gli Stati.
Probabile causa potrebbe essere proprio la diffusione delle varianti.
E ancora non sappiamo come si intenda affrontare la correlata questione economica di fondo, di come reperire le risorse che lo Stato destina a chi debba subire chiusure della propria attività o comunque per sostenere ammortizzatori sociali, in attesa che i fondi europei arrivino e l’ipotizzata crescita economica e della base imponibile possa ripartire.
Si ricorrerà nuovamente al debito? E se no, come si provvederà?
Irreversibilità
Non scevra di importanti connotazioni anche sul fronte storico e filosofico, oltre che politico, l’indicazione dell’Euro come scelta irreversibile.
Politicamente, una chiara indicazione che ha fatto da stoccata, per certi versi, al cosiddetto sovranismo.
Ma anche una categoria filosofica e storica, che comunque si presta a qualche critica, non solo da parte di presunti sovranisti, come Salvini.
Infatti sul piano storico, non si riscontra alcuna realizzazione, politica o, in particolare, economica, e soprattutto monetaria, che possa considerarsi necessariamente destinata a durare per sempre.
Soprattutto nell’ambito delle monete, abbiamo visto succedersi, nel tempo, situazioni all’insegna di mutamenti di non poco conto.
Una volta esistevano le cosiddette monete-merce, realizzate in materiale prezioso, e quindi con un intrinseco valore.
Monete poi sostituite da quelle convertibili in materiale prezioso, sistema anche questo andato in disuso.
Le attuali monete fiat hanno visto ad esempio il superamento di tradizionali monete europee, come il Franco ed il Marco, e quindi non possiamo sapere cosa possa riservare il futuro, e se l’Euro sia destinato a durare in eterno.
La forza degli eventi storici
Talora la forza degli eventi storici è tale, da travolgere anche i più consolidati convincimenti e realtà economiche e politiche, che pur duravano da molto tempo.
Ed in effetti, anche sul piano filosofico, la categoria dell’irreversibilità pare più consona ad essere applicata ad un ambito completamente al di fuori dello spazio e del tempo.
Sicuramente più idonea ad un contesto rivolto semmai a discussioni filosofiche in materia di metafisica, più che a una dimensione prettamente storica ed umana, come quella delle umane vicende, nel loro continuo avvicendarsi di eventi mutevoli ed incerti.
Considerando poi le implicazioni pratiche di tali principi, personalmente ritengo si dovrebbe rispondere soprattutto ad una problematica, che rappresenta il principale motivo, per cui Draghi è stato nominato.
Se l’attuale sistema di governance economica e monetaria in ambito eurozona non può essere cambiato, in quanto irreversibile, come si provvede? Soprattutto se non si ottengono i fondi del Recovery o se il piano previsto non avrà l’efficacia ipotizzata, in termini di crescita economica e base imponibile del Paese?
Certo, la scelta dell’irreversibilità starebbe a significare, quasi fosse un dogma di fede, che necessariamente il sistema deve funzionare.
A meno che Draghi non si riferisse solo all’Euro come valuta e come moneta, senza implicazioni per il sistema di politica economica e monetaria, ad essa attualmente sotteso.
Ma se tale sistema non funziona?
Probabilmente è anche e soprattutto per questo tipo di dubbi e di problematiche, che nel Movimento 5 Stelle alcuni hanno votato no alla fiducia.
Gestione del Recovery
Va richiamata, preliminarmente, la circostanza che l’Italia ha già presentato in sede UE una bozza di piano, che però Draghi è chiamato a rivedere profondamente.
A tale riguardo, a differenza di quanto previsto da Conte, non è intenzione di Draghi quella di affidarne la gestione ad una sovrastruttura esterna al governo.
Sarà il Ministero dell’Economia ad occuparsene, in stretta collaborazione con alcuni altri ministeri.
Riforma del fisco
Questo rappresenta uno di quei temi, su cui Draghi ha detto e non detto.
Se per un certo verso pare sicura una riforma dell’IRPEF, è anche rilevante il fatto di non aver chiarito come si affronteranno le richieste dell’UE di un incremento dell’imposizione fiscale, ad esempio in materia di immobili.
Draghi aveva espresso una certa contrarietà all’incremento della pressione fiscale, ma nel discorso di ieri non ha spiegato come intenda conciliare le richieste da parte UE, per la concessione di fondi del Recovery Plan, con questa sua posizione, se poi l’UE dichiarasse di non concederli, qualora non si varino i provvedimenti richiesti.
Tema quindi tuttora foriero di ulteriori sviluppi, e che forse potrebbe essere anche divisivo all’interno della maggioranza.
Politica immigratoria
Nelle sue repliche Draghi ha espresso l’intenzione di cambiare la situazione, tramite un patto di redistribuzione obbligatoria tra paesi europei.
Sicuramente un tema divisivo, non solo nella maggioranza, ma anche tra diversi Stati in ambito UE.
Conclusioni sul discorso di Draghi al Senato
Tra tutti i temi trattati da Draghi nel suo discorso al Senato, personalmente ritengo forse più rilevante quanto, invece, non detto.
Soprattutto tre temi saranno all’attenzione di politici e non nel prossimo futuro.
Emergenza sanitaria, economica e Recovery.
La prima richiede di capire come fare se i vaccini, soprattutto a causa del prevalere di alcune varianti, o di un insufficiente numero di somministrazioni, non offrano una sufficiente copertura.
L’emergenza economica richiederebbe di capire come fare, intanto che l’auspicato rilancio non arriva.
Il Recovery riconduce a temi anche divisivi, come quello dell’eventuale incremento della pressione fiscale.
Siamo di fronte ad una situazione in divenire, ed anche tale fattore di incertezza ha probabilmente pesato non poco, nel discorso di Draghi.
A mio avviso, si avverte soprattutto l’assenza di un piano B alternativo. Nella malaugurata ipotesi che i piani sanitari ed economici, essenzialmente basati su vaccini e su Recovery, non dovessero funzionare.
Intanto l’emergenza economica richiede già di intervenire, prima ancora che eventualmente giungano i primi fondi europei.
Ad esempio in materia di divieti di licenziamento.
Verranno prorogati?
Ed intanto, come fare per trovare le necessarie risorse finanziarie per far fronte a tutte le esigenze di questa fase, ancor prima dell’auspicato rilancio economico?
Draghi ha detto nel suo discorso al Senato che bisogna guardare alle imprese sostenibili, ma come individuarle e, soprattutto, a chi compete il giudizio?
Insomma, siamo in presenza di questioni e dubbi ancora in gran parte non chiariti.
Sarà quindi molto interessante vedere come si evolverà questa situazione in divenire, soprattutto sulla base dei provvedimenti concreti, che l’esecutivo prenderà.
A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT“