Dopo il forte rialzo da inizio anno da più parti arrivano suggerimenti di prudenza per il mese di marzo. Dove investire ora?
La Cina in crisi? E’ ancora da vedere. Di sicuro non sarà più la fabbrica del mondo. Ma questo non significa che non possa sviluppare un altro tipo di economia. Propria. Ed altrettanto forte.
Dove investire ora? La view di Credit Suisse
Per questo motivo gli analisti di Credit Suisse hanno confermato la loro view positiva sulla Cina. Una conferma che è stata corroborata anche dai dati del Pmi manifatturiero Caixin cinese. I numeri hanno registrato un rialzo a 49,9 punti su febbraio dai 48,3 di gennaio. Ma anche superiore alla previsione, ferma a 48,5 punti. In molti hanno fatto notare che si tratta di un livello pur sempre sotto la soglia spartiacque dei 50 punti, la stessa che divide crescita da contrazione.
Un nuovo trampolino di lancio
Ma la presenza di stimoli fiscali e monetari da parte del governo cinese potrebbe essere il trampolino di lancio per la ripresa economica nel prossimo futuro. Così come è impossibile negare l’aumento del trend positivo nella crescente importanza delle azioni cinesi a livello mondiale.
Dove investire ora? La firma sull’intesa
Non solo. Un’ulteriore spinta potrebbe presto venire da quei colloqui con gli Usa che, ultimamente, hanno destato molte preoccupazioni. Invece si moltiplicano i segnali positivi che vorrebbero addirittura vicina la firma di un accordo. Ieri, 1 marzo, era la data ultima per trovare l’intesa finora mancante. Ma la settimana scorsa il presidente Usa Donald Trump ha deciso di estendere a tempo indefinito la tregua commerciale. Altrimenti, infatti, le tariffe imposte da Washington a Pechino sull’equivalente di 200 miliardi di dollari di merci, sarebbero passate dall’attuale livello del 10% a quello del 25%. Con le inevitabili ritorsioni da parte dell’economia del Dragone.
Più Cina nei listini mondiali. Dove investire ora?
Intanto, forte interesse ha destato la notizia della storica decisione dell’MSCI, di aumentare la presenza di azioni cinesi nei propri indici. Dall’attuale 5%, infatti, le A-share arriveranno al 20%. Un nuovo, enorme flusso di capitale verso Pechino. A conti fatti si parla di circa 80 miliardi di dollari di investimenti. I mercati internazionali se ne erano accorti già da tempo e in molti hanno iniziato a guardare alla Cina con ritrovato ottimismo. Ecco allora spiegato un +14% nel solo mese di febbraio per lo Shanghai Composite. Un risultato che risulta ancora più interessante se si pensa che a fine 2018, quindi non più tardi di due mesi fa, proprio il mercato cinese era stato riconosciuto come il peggior performer a livello mondiale.
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