Wall Street fra 12 mesi? Cosa prevedono gli analisti?

Wall Street

Trimestrali boom e Pil oltre le attese fanno ben sperare. Per questo la domanda è d’obbligo: dove sarà Wall Street da qui a 12 mesi?

Sarà salita o discesa?

Wall Street ha temuto, alla fine del 2018, una ripresa dei rialzi dei tassi di interesse proprio mentre il quadro economico rischiava di peggiorare ulteriormente. Tutto cancellato in questa prima parte del 2019.La conferma arriva anche dall’ultima riunione della FED che ha deciso di lasciare invariato il livello del costo del denaro tra il 2,25% e il 2,5%.

Una scelta che è stata motivata dalla presenza di un’economia solida ma con sempre più evidenti segni di debolezza.

Wall Street: la FED e l’ira di Trump

Non solo, ma sempre questa decisione di confermare lo status quo è arrivata dopo le reiterate – e non certo velate- richieste da parte della Casa Bianca, addirittura di tagliarli. Non è un mistero, infatti, che il presidente Usa Donald Trump, si sia più volte espresso chiaramente a favore di un dollaro leggero.

A questo si aggiungano anche le esternazioni dello stesso tycoon verso il Governatore della banca centrale a stelle e strisce, da lui stesso eletto.

Wall Street tra 12 mesi

Un Pil del primo trimestre 2019 al +3,2% non ha cancellato il ricordo di dichiarazioni roventi per il numero uno della FED  accusato da Trump di essere l’unica zavorra per l’economia Usa.

Da qui la richiesta espressamente rivolta al governatore Jerome Powell di tagliare i tassi. Richiesta peraltro arrivata attraverso i social e per giunta alla vigilia della fine della terza riunione del 2019 della Federal Reserve.

Ma come già detto in altre occasioni qualora Powell decidesse per un taglio dei tassi, sarebbe una condanna per i mercati.

Il motivo? Molto semplice: i mercati si rafforzano con un PIl in crescita mentre il taglio dei tassi potrà essere interpretato facilmente come una indiretta ammissione di debolezza e di recessione in arrivo.

Altro che recessione!

Un controsenso se si pensa al fatto che il 29 aprile l’indice S&P 500 ha chiuso a 2.943 punti, record storico che frantuma quello precedente del 20 settembre 2018 con 2.930 punti. Con un vantaggio in più: allora le azioni passavano di mano con una media di 20,6 volte gli utili attesi, oggi non si va oltre i 19. Non solo, ma nelle ultime due trimestrali gli utili sono stati in forma smagliante.

Da qui la deduzione di un possibile rialzo. In altre parole: gli indici sono ai massimi, gli utili ancora ben piazzati ma, contemporaneamente, i titoli presentano valutazioni più economiche. Per questo motivo è facile pensare che il famoso, e forse vetusto, “Sell in May”, quest’anno sarà inutile ed il rialzo strutturale continuerà ancora per molti mesi.