Subito dopo i dati occupazionali i dati sulle vendite al dettaglio sono quelli che meglio rappresentano lo stato dell’arte del ciclo economico.
Ebbene i dati odierni dell’area UE sono pessimi.
Ma è quello che i cittadini “europei” meritano, visto che hanno confermato ai vertici dell’Unione le stesse forze politiche(per quanto indebolite) che questo di stato di impoverimento hanno prodotto.
E si noti che non c’è alcun pregiudizio di tipo politico in questa valutazione.
Semplice constatazione basata su fatti.
Subito dopo la crisi sub-prime erano gli Stati Uniti, profondamente feriti dal caso Lehman Brothers, a leccarsi le ferite più profonde.
A distanza di circa 11 anni gli americani viaggiano a livelli di sviluppo da paese emergente mente i paesi dell’Unione europea vacillano da tempo sulla soglia del precipizio della recessione.
Qualcosa nel vecchio continente evidentemente non ha funzionato. E chi se non chi ne è stato ai vertici deve assumersene le responsabilità?
Vendite al dettaglio UE: i dati odierni
Vendite al dettaglio (Mensile) (Mag) | -0,3% | 0,4% | -0,1% | ||||
Vendite al dettaglio (Annuale) (Mag) | 1,3% | 1,6% | 1,8% |
I dati odierni sono molto, molto preoccupanti.
E non solo per quanto rappresentano in sé stessi ma per quanto introducono.
Di per sé ci dicono che anche in maggio mese tipicamente espansivo in area UE la gente non ha avuto soldi da spendere.
A seguire questi numeri ci dicono che anche la produzione ne risentirà e di nuovo avremo ripercussioni sull’occupazione che a sua volta inciderà sui consumi e le vendite e così via…
Un vero circolo vizioso che evidente le autorità europee non riescono a spezzare ed interrompere.
Il modello USA ripreso dalla Cina ma non dall’UE perché?
Quello che si continua a non capire è perché a Bruxelles si continui a non volere vedere che la ricetta espansiva americana ha funzionato.
Disoccupazione ai minimi storici, produttività ai massimi e crescita ininterrotta da anni a livelli da paese emergente confermano la bontà delle scelte di Casa Bianca e FED.
Persino a Pechino si sono resi conto che era quella la strada da percorrere e hanno varato un piano di riforme e strategia monetaria molto simile a quello americano.
E’ ancora presto per vederne dipanare gli effetti sulla Cina anche per la guerra dei dazi ancora in corso.
Ma il rallentamento forte che le autorità cinesi temevano non si è vesto.
Resta dunque alquanto misterioso l’ostracismo pervicace con cui a Bruxelles e Strasburgo si oppongono a disegni di crescita diversi da quelli imbevuti di austerity che da anni frenano la crescita in Europa.
Tanto più che questo stato di cose non fa altro che ampliare la forbice tra ricchi e poveri.
Anzi anche la classe media, che sta scomparendo, è sempre più vicine alle fasce di povertà…
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