Tobin Tax_ I vantaggi e i Mercati

ProiezionidiBorsa

A Cura di Dott. Gian Piero Turletti
Staff di Proiezionidiborsa

Quando parliamo di mercati, spesso ci poniamo il problema di come normative presenti  e future possano influire sui mercati…..

E spesso si ragiona un po’ per luoghi comuni, come quando si dice che se vince alle elezioni Tizio allora i mercati azionari andranno al rialzo, mentre se ridiscende in politica Caio, allora tutto crollerà.
A volte ci accorgiamo anche, tuttavia, che le cose sono diverse da come immaginiamo, o meglio, da come ce le hanno sempre presentate, e quindi cerchiamo, in questa analisi, di capire come stanno realmente le cose su certi temi finanziari di stringente attualità.

In particolare parliamo di Tobin tax e di dove stanno andando i mercati.

In questi giorni si parla frequentemente di Tobin Tax, e soprattutto di come i mercati ne possano essere influenzati.

Facciamo chiarezza:

la Tobin, come altre possibili normative finanziarie, non porteranno i mercati, in quanto tali, a chissà quali spinte rialziste o ribassiste. Economicamente e statisticamente, possiamo dire che si tratta di una variabile sostanzialmente anelastica rispetto ai mercati, nel senso di una scarsa o nulla influenza sul trend di fondo.

E, semmai, la Tobin porta più vantaggi che svantaggi agli operatori.

Vediamo perché.

Diversi analisti, dimenticando tutta una serie di riforme adottate a livello europeo, ad esempio guardando agli scenari politici, hanno paventato il ritorno di Berlusconi sulla scena politica come possibile fattore di ribasso, incolpandolo di favorire la ripresa dello spread e via dicendo.
Altri hanno pensato alla Tobin come possibile freno ai mercati.

E’ quindi venuto il momento di dire come stanno realmente le cose, fuori da luoghi comuni e da teorie contraddette dal reale funzionamento dei mercati finanziari.
Le simulazioni sulla Tobin evidenziano, nella  sostanza, come mediamente per gli operatori non cambi sostanzialmente nulla.

Si tratta di costi che spesso sarebbero inferiori a ipotesi di incremento di certe commissioni, o pari al fatto che un professionista, ad esempio, debba sottoscrivere una polizza per la sua attività.

Forse, per questo il professionista smetterebbe di sottoscrivere la polizza o, in alternativa, cesserebbe la propria attività?
E scapperebbe all’estero?
Evidentemente no.


Ma c’è anche da sottolineare il rilievo assunto da una serie di riforme a livello europeo contro la crisi finanziaria che si è abbattuta a partire dal 2007.
E di queste l’introduzione di un’imposta sulle transazioni, riconducibile alla Tobin tax, è solo una delle tante.
Queste riforme hanno svolto il compito di evitare le spinte più speculative e stabilizzare i trend sui mercati.

Fondi salvastati, divieti di short selling e quant’altro limitano molto la volatilità che talora può colpire i mercati, e di conseguenza rendono più efficaci anche i segnali dei trading system.

L’effetto di tali provvedimenti è sottolineato da diversi analisti, secondo i quali, ad esempio, è da sottolineare che, nonostante i fondamentali non siano migliorati e i debiti siano piu’ alti ed il sistema bancario sia meno solvibile, l’Eurozona e’ stabile, e non viene piu’ perturbata di tanto dalle varie notizie, tipo il ritorno di Berlusconi o i problemi greci o spagnoli o il recente peggioramento delle finanze irlandesi.

Possiamo dire, quindi, che effetti come quelli portati anche dalla Tobin sono di rendere, per quanto possibile, più stabili i trend di mercato.

Anche fenomeni diversi, come la stabilizzazione dello spread tra titoli di stato, viene talora, per ragioni propagandistiche, considerato merito di questa o quella politica (Monti docet), ma sappiamo che le cose stanno diversamente.

In particolare, il vero scopo della Tobin è quello di evitare le spinte più speculative, per stabilizzare i mercati.

Quindi, semmai, è vero il contrario di quanto sostenuto da taluni, secondo i quali venendo meno una parte della liquidità, i mercati diverrebbero più difficili come luoghi di investimento ed anche più difficili da tradare.

Non è così, proprio perché tale liquidità riconduce alle componenti più speculative, come quelle che solitamente predispongono la classiche trappole per orsi e tori, in cui molti traders rischiano di cadere.

Il che significa che semmai, quindi, l’impatto della normativa fiscale sul trading dovrebbe essere anche quella di rendere più omogenea l’efficacia di sistemi di trading, in assenza di quelle componenti che appositamente implementano segnali, al fine di realizzare falsi segnali in cui far cadere gli altri….

Possiamo dire che si verifica uno scambio tra maggior stabilità e tassa.

Prima non c’è la tassa?

Ma esiste anche una maggior volatilità e conseguente difficoltà a tradare i mercati.
E’ come se la Tobin fosse il prezzo per mercati più stabili e meno soggetti alle decisioni di influenzarli da parte di taluni.

Infatti, anche fenomeni che si riteneva avessero particolare impatto, come la discesa in campo di Berlusconi o la probabile vittoria alla elezioni, come secondo partito, del movimento 5 stelle, hanno avuto un impatto praticamente nullo.

Invece, tradizionalmente, proprio uno dei rischi maggiormente temuti dai traders è proprio quello che, dopo aver preso direzione sul mercato, poi di lì a poco intervenga un qualcosa di inatteso, che rende vana la decisione assunta in base ai segnali di un trading system.

Non è cosa da poco aver limitato tale eventualità.

Quanto pagheremmo per avere sistemi di trading più affidabili? Forse molto, molto di più di quello che si pagherà con la Tobin..

Ebbene, diciamo che in un certo senso questo è avvenuto, e probabilmente ad un prezzo decisamente inferiore a quello che molti, oggi, sarebbero disponibili a sborsare per sistemi come reti neurali o algoritmi genetici, che comunque, in ogni caso, sono anche essi sistemi che non possiedono una garanzia di evitare i cosiddetti falsi segnali.

La verità è che dopo il 2007 c’è stata una ferma consapevolezza della necessità di affrontare la crisi in modo diverso dal solito, non con rimedi contingenti, ma con una riforma normativa della finanza, tale da prevenire, per il futuro, almeno in parte, le conseguenze di eventuali crisi, piuttosto che dover inseguire una crisi a situazione già intervenuta.

Insomma, si è voluto seguire il tradizionale concetto, per cui prevenire è molto meglio che curare.
Dopo le recenti crisi, non c’e’ governo che non desideri la fuga delle componenti più speculative.
Queste, infatti, mettono a rischio le prospettive di investimento ma anche, sostanzialmente, quelle del trading che desidera mantenere le posizione per il maggior tempo possibile, senza cadere nella classiche bear e bull traps.

Questi signori portano rischio nelle borse, e se c’e’ una cosa che oggi si nota e’ un’allergia al rischio. Certo portano anche soldi, ma gli investimenti sull’industria devono gia’ tener conto del rischio di impresa, e non possono scontare anche un rischio di speculazioni.

Ed il trading che privilegia l’efficacia di un segnale, per seguire un trend almeno per qualche tempo, assume analoga posizione, appunto avversa ai traders più speculativi e preparatori di trappole, che vengono dall’estero per far man bassa dei mercati locali, da loro aggrediti.

Già, ma qualcuno potrebbe muovere una sostanziale obiezione: e i capitali locali? In realta’ non vanno da nessuna parte, in base al combinato disposto delle normative in materia, predisposte a livello europeo.

Infatti,  i cosiddetti  mercati OTR, realmente tali, sono piu’ una leggenda che una realta’. Tutte le nazioni possiedono metodi di misura sulle transazioni finanziarie, e anche se si va a fare transazioni su un mercato OTR, i casi sono due. O si fanno transazioni da un paese ove la tassa e’ in vigore, e allora si finisce nel tracking fiscale, o ci si rivolge ad un operatore straniero, il che necessita, dal 2013, dell’apposito controllo come da direttiva AIFM.

Alcuni analisti osservano, quindi, che  sebbene tutti pensino a questa meravigliosa isola di liberta’ che chiamano OTR, se andiamo al caso pratico gli europei possono anche dimenticarla. Qualsiasi cosa succeda, o non beneficieranno dei guadagni, o se lo faranno dovranno comunque pagarci le tasse.
In sostanza, possiamo considerare i vantaggi per traders ed investitori, portati dalla riforma della finanza europea e dalla Tobin, decisamente superiori agli svantaggi.

Precisato quindi il vero impatto della Tobin, ci interroghiamo su dove stiano andando i mercati.
Preliminarmente, occorre osservare che più si va verso il medio e lungo termine, e maggiore è il peso, sui mercati finanziari, della  componente costituita dal trend, mentre più ci si orienta al breve, e maggiore è la componente dovuta alla volatilità.

Ed ora passiamo a dare uno sguardo ai principali mercati.

Riconfermando quanto indicato in un report dedicato ai nostri abbonati, la borsa italiana, rappresentata dall’indice FTSE MIB, è tuttora incanalata in un trend rialzista di medio e lungo termine, che verrebbe messo in forse solo da discese sotto area 14700/14800.

Fino a che questo non si verificherà, non possiamo dire che il trend rialzista sia terminato.
Sul breve/medio, possiamo individuare uno scenario che vede, come probabile punto di ripartenza, il bordo inferiore di detto canale, e come setup temporale il periodo tra febbraio e marzo.
Possibile una anticipata rottura del canale ribassista di breve termine, che anticiperebbe la svolta al rialzo su quotazioni più elevate.

La sostanza è che l’indice nostrano si trova, sinora, a vivere una fase meramente correttiva di un trend rialzista che, salvo rotture del bordo inferiore del canale di lungo, porterà ad un probabile massimo non prima del 2017.

Da sottolineare come l’impatto delle normative di cui sopra, renderà ancora più difficili tentativi di inversione del trend di fondo in senso ribassista, quindi eventuali ipotesi di un’inversione strutturale al ribasso andranno monitorate con ancor maggior attenzione, che in passato.

L’attesa è per l’esito delle elezioni, e sarà soprattutto questo a determinare una prospettiva di crescita duratura o meno, secondo che vi siano le condizioni per un governo stabile oppure no.
Ma anche tale ipotesi, che in passato avrebbe avuto ben maggiori ripercussioni, non dovrebbe essere in grado di determinare un’inversione del trend strutturale al rialzo.

Quanto all’obbligazionario, possiamo certo dire che fattori tecnici e sostanzialmente correlati alla crescita del BTP a partire dal 2012, hanno certamente reso meno conveniente, rispetto ad un anno fa, acquisti di titoli del debito italiano, ma anche i fattori di stabilizzazione decisi a livello europeo hanno influenzato contenimento dei ribassi e dinamica dello spread.

Anzi, la prossimità di un’onda wars supportiva, evidente sul grafico daily del derivato sul BTP, ha  dato occasione di rilancio alle quotazioni.

Tecnicamente, solo ribassi sotto la soglia di area 97 potrebbero inficiare la crescita sul medio/lungo (quotazioni del future).
Il tutto, infatti, è ancora una volta basato sul fatto che ormai fattori contingenti non possono non tener conto degli strumenti di stabilizzazione introdotti a livello europeo.

Impostazione rialzista anche per gli altri principali indici azionari occidentali, per i quali vale analoga considerazione che solo una discesa confermata sotto il bordo inferiore dei rispettivi canali rialzisti di lungo termine, ormai da tempo evidenti sui rispettivi grafici, potrebbe far propendere le indicazioni a favore di un ritrovato ribasso strutturale.

Uno sguardo sull’oro, ci consente di evidenziare la conferma di nostre precedenti analisi.
Ora si evidenzia un importante supporto statico in area 1620, rotto il quale, sarà data ulteriore conferma della struttura ribassista di fondo e della natura distributiva dell’attuale configurazione grafica.
Sull’euro dollaro, possiamo osservare come solo una discesa confermata sotto l’importante livello supportivo posto in area 1,31 possa mettere in forse il trend rialzista iniziato la scorsa estate.
In sintesi, le prospettive di investimento sono tuttora favorevoli a posizioni long sull’azionario dei principali mercati occidentali e sui titoli di stato italiani.

In corso una correzione sull’euro dollaro, che sino a 1,31 non metterà in forse il trend iniziato la scorsa estate.
Da evitare, invece, posizioni long sull’oro di medio/lungo.