È il tema maggiormente in voga in questo periodo, i vaccini, su cui molti fanno affidamento per sconfiggere la pandemia.
In questo articolo analizziamo alcune problematiche su questo tema.
- Perché anche operatori sanitari lo stanno rifiutando?
- Quali alcune categorie a potenziale rischio?
- Perché il vaccino non necessariamente rappresenta la conclusione della pandemia
Timori e dubbi sui vaccini: quali prospettive?
Perché anche operatori sanitari lo stanno rifiutando?
Diverse sono le polemiche scaturite, in questi giorni, proprio sul tema dei vaccini, dagli errori di somministrazione tedeschi ai ritardi, che secondo taluni si starebbero verificando nella distribuzione
Tra tutte le notizie a disposizione, ha un po’ sorpreso che in alcune aree del Paese si sia registrata una percentuale significativamente alta di operatori, che non intendono vaccinarsi.
Quali le motivazioni?
Probabilmente, la motivazione principale riconduce alla circostanza che, rispetto ad analisi precedenti condotte su altri vaccini, in questo caso i dati sono più limitati. Se non come numero di soggetti, su cui il vaccino è stato testato, certamente in termini di tempistica, più veloce del passato.
Pertanto si temono gli effetti soprattutto a medio e lungo termine, pur non essendoci alcun riscontro di possibili effetti negativi anche nel medio termine. Quindi un timore che parrebbe infondato.
Infatti i dati disponibili sono ovviamente riferiti al periodo in cui è durata la sperimentazione, ma non possono riferirsi a possibili effetti su un periodo più lungo.
Quali alcune categorie a potenziale rischio?
Mi riferisco all’analisi condotta sul vaccino Pfizer, che evidenzia, in alcuni casi, non tanto un rischio, quanto l’assenza di dati sulla sussistenza o meno di un rischio nel vaccinarsi in taluni casi. Come nel caso di donne che sono in gravidanza, oppure delle malattie autoimmuni.
Il testo si limita a dire che in una serie di situazioni, come quelle che potrebbero essere considerate a maggior rischio, la sperimentazione non ha riscontrato effetti negativi. Ovviamente questo non assicura cosa potrebbe riguardare il medio termine, né che in assoluto rischi non vi siano, e si consiglia di domandare al medico.
Io, personalmente, mi domando perché un medico di famiglia dovrebbe saperne di più. Se neppure gli sperimentatori possono fornire risposte maggiormente dettagliate.
Il vaccino farà necessariamente terminare la pandemia?
È una speranza, ma non può rappresentare una certezza.
Come rimarcato in altre occasioni, molto dipende da come è fatto il vaccino e dal fatto che il virus muti molto o meno.
Più il virus muta, minore potrebbe essere l’efficacia del vaccino.
Peraltro, se in Italia si vaccinasse anche l’intera popolazione, visto che l’efficacia è considerata al 95%, rimarrebbero scoperte circa tre milioni di persone.
Per concludere sull’argomento “Timori e dubbi sui vaccini: quali prospettive?”, non è scontato che essere immunizzati comporti anche di non essere contagiosi. Pertanto, anche a fronte di una vaccinazione estesa e diffusa, fin tanto che i dati epidemiologici non indicheranno che la diffusione del virus è cessata, non potremo evitare l’uso di mezzi di protezione e misure di contenimento.
A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT“