Ieri ipotizzavamo che Draghi possa, come regalo di congedo alla subentrante Lagarde, portare i tassi sottozero ancora più in basso, ancora più in negativo.
Ma questa politica dei tassi negativi è una panacea o un pericolo?
Senza rientrare nell’esempio giapponese, vediamo di sviscerare questo tema per punti.
Ci concentriamo sulle criticità in quanto il vantaggio è uno ed evidente: i mercati inondati di liquidità a tasso zero si sentono protetti.
Coi rendimenti obbligazionari ai minimi per le Borse questo contesto si traduce in una specie di Bull age.
Tassi sottozero: effetti sull’economia reale?
L’economia reale ha beneficiato a macchia di leopardo di questa politica.
Negli Stati Uniti, ove le banche sono state ripulite da tutta la carta straccia che avevano auto prodotto, la liquidità loro messa a disposizione è entrata rapidamente in circolo nell’economia reale.
Mosse che hanno decisamente contribuito al rilancio dell’economia USA, tuttora in corso.
In Europa invece la BCE ha tolto dalle banche solo bond governativi, pertanto l’enorme liquidità a tassi negativi derivante dal QE è quasi interamente servita e tuttora serve a fare fronte alle scadenze di asset tossici.
Ecco perché il credito all’economia reale è rimasto contingentato e solo pochissime aziende hanno potuto beneficiare di tassi anche minimamente vicini al tasso di sconto.
Il TLTRO previsto per settembre impone alle banche di destinare e rendicontare buona parte del denaro che riceveranno dalla BCE al credito…
Il rischio concreto è che le banche, ancora appesantite dai vecchi fardelli, rinuncino ad accedere a fondi del TLTRO proprio perché condizionati….
Tassi sottozero: effetti sulle banche e sul credito
Per le banche i tassi sottozero sono stati una vera iattura.
Almeno dal punto di vista delle marginalità su cui si costruivano i bilanci quando le banche stesse erano entità solide.
Di fatto questa politica ha abbattuto, è vero, nonostante lo stato di salute precario, il costo della raccolta, ma allo stesso tempo ha quasi azzerato la forbice tra tassi attivi e passivi per la banca.
Da sempre la voce di base dei bilanci bancari.
Le banche hanno praticamente rinunciato al loro ruolo di depositarie e erogatrici per concentrarsi su altri servizi più remunerativi.
E in generale rendendo più costosi i servizi di routine.
Con grave ed evidente danno per i consumatori.
La lievitazione del credito al consumo a tassi altissimi dimostra come poi i privati abbiano addirittura ricevuto un ulteriore nocumento da questo contesto.
Infatti non prestando “più” denaro le banche, sono lievitate di numero le società specializzate nel credito al consumo: peccato che questo avvenga a tassi che sono distanti anni luce dal tasso di sconto BCE.
E per chi crede alla favola del tasso zero basta confrontare i listini italiani coi listini tedeschi per rendersi conto che è un mero specchietto per allodole…italiche!
Tassi sottozero: come uscire dal circolo vizioso
Come evidenziato in area UE si è dunque determinato un circolo vizioso.
Anche se da una Lagarde, che ipotizza da sempre il venire meno del sistema sanitario per svecchiare la popolazione, ci si può aspettare di tutto, difficilmente potrà per ancora molto tempo alzare i tassi BCE.
Cosa fare allora per fare ripartire anche i paesi dell’Unione europea?
Tralasciamo l’ipotesi “danimarcinglese” di tornare con soddisfazione alle monete locali.
Credo che sarebbe tempo che la BCE tramite le banche centrali nazionali (in Italia Banca d’ Italia) aprisse le porte a forme dirette di finanziamento.
Se non destinate a tutti per lo meno alle aziende, alle attività produttive e professionali.
E per limitare e ottimizzare la strategia, ponendo ad esempio la condizione che dette attività intendano creare NUOVI POSTI DI LAVORO!
E’ così difficile? Ci spieghino semmai perché non si può fare…