Quello che agli inizi era sembrato solo un cattivo esempio americano molto presto è diventato realtà anche da noi in Italia. Stiamo parlando della tassa Covid negli acquisti e redditi invariati: la crisi economica vale per tutti? È bastata infatti una sola settimana di riapertura per alcune categorie di attività per scoprire che al danno del lockdown c’era la beffa. Legata ai sovrapprezzi-Covid che le attività sostengono e poi girano al consumatore finale, senza possibilità di difesa.
La sorpresa sullo scontrino
Da lunedì scorso sono ripartite molte attività, come bar, estetisti e parrucchieri, dopo due mesi e passa di “chiusura forzata”. E con l’aggravio di ulteriori costi legati alla sanificazione degli ambienti di lavoro e dei vari dispositivi previsti per legge. La sorpresa più amara? Lo scoprire tanto di “tassa Covid-19” sullo scontrino presso esercizi di bar, estetisti, parrucchieri. Gli “aggravi” variano da città a città e da un’attività a un’altra, oltre – ovviamente – che per singolo esercizio commerciale. Né, va detto, è una prassi che hanno messo in piedi tutti gli esercenti. Una sorta di “a ruota libera”, dove ognuno si regola alla bisogna, secondo il suo “sentiment” o le esigenze di cassa.
I rincari riscontrati
In più scontrini si ravvisano aumenti che vanno dai €2 ai €4. Già, perché “il costo” occupa sullo scontrino una specifica riga, ovvero costituisce una specifica voce di spesa. Al pari, ad esempio, di un succo al ber o una crema viso dagli estetisti o uno speciale gel per i capelli dai parrucchieri. Solo per quest’ultimi il Codacons ha addirittura ravvisato aumenti medi dei prezzi nell’ordine del 25%. Hanno stimato infatti come un taglio capelli una media-grande città italiana sia passato dai €20 ai €25, appunto +25%. Le eccezioni (nei rincari) arrivano anche al 66%, davvero tanto se si tiene conto cha la crisi ha colpito tutti e non solo gli esercenti. Ma vanno citati anche i casi (segnalati al Codacons) di estetisti che impongono alla clientela “speciali kit”. Da indossare per poter accedere ai locali, ma dal modico costo di €10 a carico del cliente.
Tassa Covid negli acquisti e redditi invariati: la crisi economica vale per tutti?
Le ragioni addotte dagli esercenti per “tali politiche dei prezzi” sono ovviamente legate alle spese per sanificazione e messa in sicurezza dei locali. Di norma simili politiche vengono attuati dai grandi oligopoli quando su di essi si abbatte la scure di una tassa governativa. Avendo essi enorme potere di mercato, risulta loro facile traslare buona parte (o tutta) della tassazione al cliente finale. È il caso di banche, assicurazioni, compagnie petrolifere o aeree o telefoniche. Ma ora tale prassi è scesa anche alle forme di mercato più concorrenziali come appunto bar o centri per la cura della persona.
A parità di stipendio, cosa comporta questo per il singolo cittadino? Semplice, diventa “un pò più povero” perché ha sempre la stessa “quantità di carta” (= soldi) tra le mani. Con cui però comprerà meno beni e/o servizi finali.