Le Borse sono cadute parecchio, dai massimi di febbraio. Su quali indici azionari puntare, in questo momento?
Nessuno può prevedere il futuro. Nessuno può dirvi con sicurezza “questa Borsa salirà”, “questo titolo schizzerà verso l’alto”, “questo titolo azionario farà meglio di quest’altro”. Chiunque lo facesse, soprattutto con smaccata sicurezza, vi starebbe prendendo in giro.
Diverso è, invece, provare a ragionare. Provare a vedere, a fronte della situazione negativa che stiamo vivendo, e che certamente troverà una soluzione (come sempre accade), chi saranno coloro che ne usciranno prima e meglio.
Su quali indici azionari puntare sul prossimo rialzo dei mercati?
Quindi, proviamo a ragionare. I ribassi sono stati diffusi ovunque. Il bear market, più volte negato, è arrivato. Ricordiamo che per bear market si intende una caduta di almeno il 20% dai massimi. Se confermata da chiusure settimanali e mensili, è oggettivo. La media delle perdite a livello mondiale è stata intorno al 30%, finora. Alcuni se la sono cavata meglio, come gli States o la Cina, altri peggio, come l’Italia. Quest’ultima, per le note vicissitudini legate all’epidemia di coronavirus, è stata percepita come l’anello debole della catena, e quindi massacrata più di altri. Il FTSEMIB ha infatti perso intorno al 40% in questo periodo.
Quindi l’Italia è a sconto? Sì e no. Sì perché lo era anche prima, visto che ha problemi endemici di leadership, governance e strutturali, che la rendono più fragile di altri stati europei. Inoltre, l’Italia era lo stato che aveva recuperato meno rispetto agli altri stati europei dalla Grande Recessione. E’ per questi motivi che ha perso più di altri, ma è proprio grazie a questi che, risolvendoli almeno in parte, può ripartire più velocemente, sia a livello economico che finanziario e borsistico.
Su cosa investire?
Dicevamo della Cina. I mercati del Celeste Impero hanno perso molto meno degli altri. Perché? Beh, la forte risposta del governo cinese alla crisi (che prima aveva negato e nascosto, ricordiamolo…) ha certamente giocato un ruolo primario. La chiusura dello Hubei ha inciso pesantemente su un territorio produttivo che però è molto sparso su un’area geografica immensa (la Cina è grande oltre 30 volte l’Italia). Ha bloccato 80 milioni di persone, ma su una popolazione, di 1,45 miliardi, con oltre 900 milioni di lavoratori. Se fate le proporzioni, neanche il 5% della forza lavoro è stato toccato.
I mercati tutto questo lo hanno capito e, sebbene i primi dati economici siano molto negativi, hanno premiato l’azione del governo cinese.
Su quali indici azionari puntare sul prossimo rialzo dei mercati?
La collocazione geografica della Cina ci introduce a quelli che potrebbero essere gli indici che potrebbero meglio performare quando i mercati si riprenderanno, cioè i mercati emergenti. Ad ogni crisi, questi sono sempre i più bistrattati, e per una ragione molto semplice, che si chiama dollaro. Anche se la dipendenza di queste nazioni, ovunque nel mondo, si è ridotta nei confronti della valuta americana, ancora molto del loro debito è emesso in dollari. Il dollaro è molto forte, in questo periodo, essendo la valuta rifugio per eccellenza. Quindi risulta più difficile, soprattutto per nazioni in crisi, pagare il proprio debito. Il tutto diventa un circolo vizioso di debolezza, ed ai mercati non piace. E quando c’è incertezza, i mercati fanno una sola cosa: vendono.
Mercati emergenti
I vari mercati emergenti del mondo sembra si stiano assestando nella loro gestione dell’emergenza coronavirus. Con la progressiva risoluzione della crisi, a livello mondiale, il dollaro perderà la propria forza, consentendo a queste nazioni di respirare. Il contemporaneo assestarsi della situazione epidemica locale, e la ricerca di buoni affari da parte dei gestori a livello mondiale mette in prima fila i mercati emergenti. Perché sono sempre i più venduti quando le cose vanno male, ma anche i primi a riprendersi e tornare verso le medie storiche quando le cose si mettono al meglio.