Il Covid 19 ha spinto in molti a cercare forme di vacanza alternative rispetto alle rotte del turismo di massa. Tra queste, gli agriturismi hanno dimostrato (Pasqua del precedente anno ed estate 2020) di reggere bene alla crisi economica.
Alla luce di questa considerazione ci chiediamo: ma quanto rende l’investimento in questa bellissima attività a contatto con la natura?
La Legge-quadro di riferimento
Partiamo anzitutto dai requisiti che occorre avere per legge, precisando subito che la materia è tra le più complesse che vi siano. Infatti ogni singola Regione ha la propria normativa che disciplina nel dettaglio gli aspetti igienico-sanitari, amministrativi e produttivi. E ai quali ogni potenziale interessato deve fare riferimento.
Al vertice delle norme di riferimento, tuttavia, troviamo la Legge-quadro nazionale, la n. 96 del 20 febbraio 2006 che disegna l’impalcatura di fondo. Essa contiene i requisiti-base per poter aprire un agriturismo.
Secondo la normativa, sono da considerarsi attività agrituristiche tutte quelle “di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli. Anche nella forma di società di capitali o di persona, oppure associati fra loro. Attraverso l’utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali”.
Cerchiamo di capire quanto rende l’investimento in questa bellissima attività a contatto con la natura
Il primo requisito è dunque di natura soggettiva: uno dei soci (o il titolare, se azienda individuale) deve avere la qualifica di imprenditore agricolo. Si definisce tale chi in misura prevalente gestisce la sua azienda agricola rispetto a tutte quelle attività legate invece all’agriturismo. Quindi la sua azienda deve avere un rapporto di connessione con le attività agricole, o legate all’allevamento o alla silvicoltura.
A questo punto dobbiamo vedere se il nostro progetto può inquadrarsi sotto il cappello delle attività agrituristiche (il c.d. requisito oggettivo). La legge vi fa ricomprendere anzitutto quelle legate alla somministrazione di pasti e bevande prodotti dalla stessa azienda agricola o da altre della zona.
Ancora, tutte quelle attività connesse agli eventi di degustazione dei prodotti tipici aziendali o alle attività ricreative, didattiche, escursionistiche, sportive. Infine, tutte quelle legate all’ospitalità.
Ma quanto rende l’investimento in un agriturismo?
Sciolti questi dubbi, bisogna mettere mano alla disciplina in materia della specifica Regione dove la struttura sorgerà. In ogni caso sarà necessario ottenere l’iscrizione presso l’Elenco degli Operatori Agrituristici.
Veniamo a questo punto al capitolo rendimenti: quanto rende l’investimento in questa bellissima attività a contatto con la natura? La risposta è alquanto difficile da fornire perché i parametri che entrano in gioco sono moltissimi. Tuttavia, il risultato finale dipenderà da (almeno) sei fattori:
a) l’insieme dei costi fissi legati all’investimento iniziale. Questo dato andrà spalmato su più anni e quindi inciderà sul lungo periodo;
b) il cumulo dei costi variabili, i quali avranno un’incidenza solo sui singoli esercizi presi a riferimento;
c) il novero dei servizi offerti, ossia se saranno ad alto, medio o basso valore aggiunto;
d) la capacità di saper gestire una struttura relativamente complessa. Occorre infatti saper creare valore e saperlo proporre al mercato a un prezzo congruo che ripaghi i costi e generi reddito;
e) la concorrenza, diretta o indiretta.
f) infine lo stato della domanda di mercato. Ossia: quello che mi propongo di offrire al pubblico è realmente richiesto oppure no?
Abbiamo dunque illustrato quanto rende l’investimento in questa bellissima attività a contatto con la natura.