Quanti partiti ci sono in Italia? Secondo qualcuno anche troppi.
Il numero dei partiti ovviamente dipende dal sistema elettorale.
In presenza di sistemi elettorali basati sul sistema maggioritario e con collegio uninominale i partiti si riducono obbligatoriamente a tre o quattro.
Solo nella Repubblica di Weimar vi erano tanti partiti come nel nostro sistema elettorale, speriamo di non fare la sua fine.
I partiti devono essere individuati anche dal punto di vista della politica economica.
Da un punto di vista ideologico-politico vi sono molti partiti. Se adottiamo invece un’ altra prospettiva quella economica, o più propriamente quella della politica-economica, i partiti si riducono solo a due.
In Politica economica: ci sono solo due partiti.
Il partito delle tasse e della spesa e il partito della bassa tassazione e della sobrietà.
Il secondo partito non ha mai vinto le elezioni in Italia ed è stato scarsamente votato, anzi nessuno lo vuole.
Tutte le tasse, fin dai tempi dei faraoni, per la loro stessa natura, sono pagate da un gruppo ben distinto di persone dette i” contribuenti”. Il loro ricavato invece finisce nelle tasche di un altro gruppo di persone i “consumatori di tasse”.
La famose “ satrapie burocratiche” tanto osteggiate da Alberto Mario, oggi sono sempre più forti.
Dovevano scomparire per rendere libero il popolo italiano purtroppo non è stato così.
Tra i consumatori di tasse finali, (ci sono anche gli intermedi) la parte del leone la fanno i politici ed i burocrati, che vivono a tempo pieno di questo bottino.
Quindi più alto sarà il livello di tassazione, più alta sarà la percentuale che chi produce nel Paese dovrà assegnare alla classe dirigente che impone le tasse e di queste vive.
Una intera classe politica trasversale, nessuno escluso, ha adottato un sistema di entrate e spese, senza controllo, in cui all’aumento delle entrate fiscali si contrappongono altrettante spese.
Qui non vogliamo combattere contro tutte le spese, quelle indirizzate alla sanità, alla istruzione, sono giustissime e doverose come le altre per l’apparato dello Stato che deve cercare di essere minimo.
Le spese che fanno più arrabbiare sono quelle improduttive, gli sprechi e quelle che non hanno nulla a vedere con il bene dei cittadini ma servono soltanto a dare lustro ad una certa classe politica.
Per i consumatori di tasse, che a loro volta le pagano, il loro ciclo economico e finanziario, si può definire come un insieme di partite di giro.
Lo Stato mi dà lavoro, e io con partita di giro gli restituisco una parte.
Quanti partiti ci sono in Italia? Ma servono davvero?
Questa regola non vale per chi non fa parte del gioco.
Con le tasse che si pagano in Italia si dovrebbero avere ospedali di lusso, con servizi sanitari da clinica Svizzera, uffici pubblici efficienti, ecc..
La burocrazia dovrebbe essere al servizio del cittadino medio e più povero perché è quello che subisce il peso maggiore delle regole statali, comunali ed amministrative in genere.
Dovendo rispondere ad una domanda: quale partito vincerà le prossime elezioni?
Non ho nessun dubbio nel rispondere, che comunque vadano le votazioni il partito della spesa sarà quello che alla fine vincerà, come sempre.
Le generazioni future dovranno farsi carico di questa situazione.