Spesso capita che siamo nella necessità di doverci sottoporre a delle visite e a controlli perché abbiamo problemi di salute. Succede, talvolta, però che continuiamo a stare male, nonostante il medico abbia fatto la diagnosi. Può darsi, infatti, che il medico non abbia effettivamente capito quale sia il problema e da cosa dipenda il disturbo, forse perché ha sbagliato la diagnosi. A questo punto, si ci chiede, quando si verifica l’errore diagnostico e quando il medico è responsabile? Quali sono le conseguenze di esso? Preliminarmente, chiariamo quando ricorre.
Errore e responsabilità
Anzitutto, occorre chiarire che l’errore diagnostico è una delle ipotesi più frequenti di responsabilità medica. La giurisprudenza, pertanto, ha affrontato spesso la questione. Sul punto, molto significativa è stata la sentenza della Corte di Cassazione n. 47448/2018. Con la stessa si è data risposta alla domanda su enunciata, ossia: “quando si verifica l’errore diagnostico?”. Ebbene, esso ricorre in due ipotesi: 1) quando il medico, a fronte di uno o più sintomi emblematici di una determinata malattia, non li riconduce a una patologia nota o li riconduce a una patologia errata. 2) quando il medico omette di sottoporre il paziente ai controlli e agli accertamenti necessari per formulare una corretta diagnosi. La condotta del medico è colposa anche quando la sintomatologia lamentata dal paziente dovrebbe indurlo a formulare una diagnosi differente da quella iniziale. Eppure, egli non vi provveda, pur di rimanere della stessa opinione primigenia.
Quando si verifica l’errore diagnostico e quando il medico è responsabile
Chiarito quando si verifica l’errore diagnostico, vediamo quando ricorre la responsabilità medica dovuta allo stesso. Segnatamente, l’errore diagnostico, può essere fonte sia di responsabilità civile, che penale. Si pensi all’ipotesi della responsabilità per omessi esami clinici dalla quale può scaturire il doppio ordine di responsabilità, appena enunciate. In tal caso, funge da caposcuola la famosa sentenza Franzese (Cass. SS.UU., n. 30328/2002) che si è soffermata sull’ipotesi del reato colposo omissivo. Esso ricorrerebbe allorquando, considerando avvenuta un’azione omessa ma doverosa, si riscontra che l’evento dannoso si sarebbe verificato più tardi o con una minore intensità lesiva. In tal caso, si può dire sussistente il rapporto di causalità. In un’altra fattispecie, un medico è stato condannato per lesioni personali colpose da parte della Cassazione, con sentenza n. 36603/2011.
Motivo della decisione è stato che egli, non avendo effettuato i dovuti esami clinici, ha diagnosticato una gastrite ad un soggetto affetto da una patologia tumorale. A causa dell’errata diagnosi, quindi, il paziente è andato incontro ad un processo patologico che, in caso di cure, si sarebbe potuto evitare o quantomeno ridurre.