Un focus per capire qual è il nuovo progetto per lavorare al nord restando al sud. “Fare di necessità virtù” è una massima che sembra essere molto “rispolverata” in questi tempi di cambiamenti epocali. E lo “smart working” rappresenta sicuramente uno tra gli esempi più lampanti dei nuovi stili di vita e di lavoro che si sono affacciati, alla ribalta, negli ultimi mesi. Un fenomeno che si va, via via, tingendo di nuove sfumature, complice anche la discesa in campo di professionisti che stanno cavalcando l’onda dei cambiamenti. Vediamo quindi di capire qual è il nuovo progetto per lavorare al nord restando al sud.
South Working
Dallo “smart working” al “south working” il passaggio è breve. Ma cosa s’intende per “south working”? Semplicemente “lavoro al sud”. Anche se va detto, sin da subito, che questo fenomeno, in radicale ascesa, non riguarda solo le aree del Mezzogiorno. Infatti, con il prefisso “south” ci si intende riferire al sud, ma in senso allargato. Vale a dire che rientrano nella categoria del “south working” tutte quelle realtà italiane, esposte ad un progressivo fenomeno di spopolamento. Si pensi, ad esempio, alle piccole realtà rurali, di cui è stracolmo il nostro entroterra; ma anche agli ambienti di montagna e lacustri, spesso abitati solo dagli anziani. Un fenomeno, questo, peraltro di rilevanza globale, stando anche ad un recentissimo articolo uscito sul “The Economist”.
Il progetto
A fare da apripista per questo nuovo progetto che mira a fare del “south working” un battistrada, c’è uno staff di varie decine di professionisti. Si tratta, per lo più, di giovani professionisti con alle spalle significative esperienze di lavoro all’estero. Il fine che l’equipe di lavoro intende perseguire è trovare le modalità più adatte, per consentire a chi è del sud e lavora al nord di tornare a vivere, per un dato tempo, nella propria terra d’origine. Questo significherà mettere a punto tutta una strumentazione, a livello economico e legale, per dare vita ad una piattaforma solida di nuove modalità lavorative.
La base di partenza è stata l’individuazione di due realtà nord-sud dotate delle necessarie infrastrutture. Si parla di Milano e Palermo, in quanto tra le città italiane più cablate e nelle quali sarà possibile muovere agevolmente i primi passi. Tra gli obiettivi che il team di lavoro si auspica di perseguire: la stipula di un patto istituzionale con aziende e comuni. Al quale dovranno fare da corredo pure una serie di linee guida, la predisposizione di contratti quadro e l’individuazione di spazi di coworking dedicati, all’interno delle città coinvolte in questa sorta di “gemellaggio”.
Le finalità
Le finalità, sottese a questo interessante lavoro di squadra, sono varie. Si va infatti dall’obiettivo di una migliore qualità di vita, alla riduzione sostanziale del livello medio del cosiddetto “caro vita”. Tra le mire in progetto c’è anche quella di consentire alle persone di fruire di periodi, più o meno lunghi, di permanenza al sud. Un decisivo cambio di passo che consentirebbe anche di risollevare l’economia delle realtà italiane, notoriamente più arretrate.
Tra gli strumenti predisposti per un’efficace mappatura della forza lavoro italiana, con annesso studio sullo stile di vita e preferenze, c’è anche un questionario di cui al link. I soggetti principalmente coinvolti nell’operazione, saranno i cosiddetti “colletti bianchi”. Comunque, vista l’esponenziale crescita dei lavori in smart working, andranno presumibilment considerati come “appetibili” anche i ruoli d’ufficio in genere. Ecco quindi accennato qual è il nuovo progetto per lavorare al nord restando al sud.