Con l’internalizzazione dei servizi di pulizia nelle scuole ci saranno 4mila persone senza lavoro.
Il requisito di 10 anni di anzianità lavorativa ne esclude ben 4mila che da lungo tempo lavorano negli appalti gestiti dalla Consip a livello regionale. Circa 1.100 escluse sono nel Lazio, 600 in Campania, 300 in Emilia-Romagna, 280 in Puglia, 270 in Toscana. Per loro non è previsto alcun ammortizzatore sociale.
Mentre tutti si attendono un segnale in senso opposto per combattere la recessione, c’è una nuova classe sociale che entra nel tunnel della crisi.
Governo sotto accusa
La scelta attuata dal Governo ha aperto il dibattito. Sindacati e opposizioni incalzano il Governo per aver inferto un colpo di grazia al settore dei servizi.
Non c’è stato nulla da fare
In questi ultimi giorni, si è tentato di sventare una simile azione da parte del Governo facendo leva anche sulla stringente necessità di tenere pulito gli ambienti scolastici per l’annosa questione del coronavirus.
Purtroppo dopo tre giorni di confronto al Ministero del Lavoro sugli effetti “catastrofici” dell’internalizzazione dei servizi di pulizia nelle scuole non si è fatto nessun passo indietro.
I numeri della crisi
Questo provvedimento genererà che su 11mila operatori, 4mila non lavoreranno mentre i restanti subiranno una drastica riduzione dell’orario di lavoro e un taglio del 50% degli stipendi. Sarà un inizio marzo triste per i 4mila lavoratori che si sveglieranno senza un lavoro e scuole con meno servizi di sanificazione proprio mentre l’emergenza coronavirus richiede supplementari professionali e maggiore personale.
Governo intransigente
Con questa spada di Damocle tutti si sarebbero aspettati un atteggiamento più clemente da parte del Governo. Invece nessuna delle varie ipotesi di risoluzione per dare continuità lavorativa a queste persone sono state prese in considerazione. I sindacati ritengono questo provvedimento dannoso sotto ogni punto di vista: economico, sociale e sanitario.