Post Brexit pericolosa nel breve per chi vuol fare affari in UK

Bandiera UK

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea è un vantaggio per il Paese, secondo il premier Boris Johnson. Che punta alla creazione di  un new deal e condizioni economiche super favorevoli per attrarre gli investitori mondiali. Ma in attesa che le sforni, ecco la chiusura della frontiera terrestre, aerea e navale da parte della Francia.

Ed ecco alcune conseguenze negative già evidenti per chi vuol investire nel breve in questo Paese o in alcuni titoli quotati. Gli Esperti di Economia e Mercati di ProiezionidiBorsa puntano il dito sulle novità e le previsioni, rese note proprio in questi giorni, bisogna tenerle sott’occhio.

Il ripiegamento del PIL

La diffusione sempre più allarmante della pandemia non ha dato una mano agli inglesi, che ora si vedono oppressi sia da problemi sanitari che di natura economica. Dunque, mentre alcune nicchie del settore manifatturiero sembrano tener duro, si prevede un ripiegamento generale dei consumi.

Dato non certo incoraggiante per chi vuol esportare nel Regno Unito oppure tenere aperta un’attività commerciale. La prima previsione preoccupante riguarda l’andamento del PIL.

La Bank of England stima infatti che, nel lungo periodo, la Gran Bretagna potrebbe perdere il 4% del proprio prodotto lordo. Il settore delle vendite al dettaglio sta soffrendo enormemente. Sempre secondo i dati rilevati dalla Bank of England, nel mese di dicembre, gli affari delle imprese britanniche hanno subito un calo del 16,1%.

Una percentuale destinata ad aumentare in caso di aggravamento ulteriore dell’emergenza sanitaria di fine inverno. Il Governo ha già varato un terzo lockdown nazionale. Le uniche attività attualmente rimaste aperte sono le fornitrici di beni essenziali.

Post Brexit pericolosa nel breve per chi vuol fare affari in UK

Post Brexit pericolosa nel breve per chi vuol fare affari in UK. Altro tema caldo è la questione tra UE e Regno Unito riguardante le normative che regolano i servizi finanziari.

Sono già 5.000 le posizioni già trasferite verso l’Unione Europea. Per questo motivo la Gran Bretagna, esortata dal direttore della Bank of England, starebbe varando un regolamento simile a quello del resto dell’Europa. Ma c’è ben altro.

Alcune società stanno intervenendo drasticamente per tutelarsi rispetto agli azionisti extra-europei, con misure che sembrano sfornate apposta per i freschi fuoriusciti del Regno Unito. I membri britannici dei cda vengono rimpiazzati in tutta fretta con consiglieri dal passaporto UE. Le azioni ordinarie detenute da cittadini non UE, in prima fila gli inglesi, saranno trattate come azioni vincolate.

E nessun loro detentore avrà il diritto di partecipare o votare alle assemblee dei soci. Queste novità statutarie creano una turbolenza terribile. Nel caso di IAG (proprietaria di British Airways), per esempio, il titolo ha perso il 4,5% in una sola seduta.

Attenzione ai calendari societari, dunque. Perché in certe date gli azionisti disattenti che non smantellano le posizioni, potrebbero perdere di vista alcune decisioni cruciali e veder andare il fumo la plusvalenza di un anno.