Piazza Affari chiude a +0,9% dopo una giornata all’insegna della debolezza, a differenza di quanto avvenuto nel resto d’Europa. La fine della giornata vede un Dax a +1,34%, un Cac40 a +0,4% e un Ftse100 al limite della parità con +0,1%
Dopo che il cda di Telecom Italia si è pronunciato per la sfiducia ad Amos Genish, uomo forte di Vivendi e voluto dall’azienda francese per ricoprire la carica di amministratore delegato di Telecom, le azioni hanno registrato un vistoso calo che le ha portate a chiudere a 1,6%
Buone notizie per A2A che dopo la pubblicazione dei conti può vantare un utile a +48%, crescita degli investimenti a +24% e debito in calo a 2,87 mld. A fine giornata il saldo sulle azioni è 2,3%.
Piazza Affari e lo scenario generale
Volgendo lo sguardo allo scenario generale, in Italia l’attenzione resta alta non solo più sulla politica, con la risposta che il governo Conte invierà all’Unione Europea sulle correzioni alla manovra di Bilancio (in tarda mattinata il ministro dell’economia Giovanni Tria ha smentito eventuali passi indietro sulle stime di crescita che restano perciò all’1,5%) ma anche sullo spread che intanto è risalito oltre quota 300.
Oltre Piazza Affari: Wall Street
Guardando a Wall Street si avvertono le tensioni presenti sul settore petrolifero. Di ieri la notizia di un taglio della produzione voluto dall’Arabia Saudita mentre di oggi il tweet di Trump che si augura come questa decisione, peraltro presentata con toni molto rassicuranti, non sia presa. Ad ogni modo il greggio ha iniziato a crollare letteralmente raggiungendo alle 17.30 la quotazione di 67,35 dollari al barile per il Brent e 57,46 per il Wti.
Piazza Affari e i mercati: verso una distensione per i dazi
Scemano intanto le paure di un inasprimento della guerra dei dazi tra Usa e Cina visto il possibile incontro tra Trump e Xi Jinping a fine novembre in occasione del vertice G7 in Argentina ma resta alta l’attenzione dal momento che appare ancora lontana la soluzione della vertenza con l’Europa. Momento di incertezza, dunque, per alcuni settori come quello dell’auto. In particolare a rischiare potrebbe essere Fca (con Alfa Romeo e Maserati ma anche Ferrari) con nuove tariffe sulle importazioni dall’Europa. Ma non è solo la casa di produzione italiana nel mirino di Washington: qualora ci fossero nuove tasse, a rimetterci sarebbero anche i tedeschi di Bmw , Daimler e Volkswagen oltre all’indotto rappresentato in questo caso da Brembo e Pirelli .
In realtà alla Casa Bianca sembra essere pronto un dossier riguardante l’argomento ma di cui si ignorano le conclusioni le quali potrebbero perciò essere tanto pro che contro l’imposizione di tariffe doganali per gli autoveicoli in arrivo dal Vecchio Continente.