Perchè gli inquinanti PFAS rappresentano un serio rischio per la salute

petrolio

Un focus per capire perché gli inquinanti PFAS rappresentano un serio rischio per la salute. Torniamo a parlare degli inquinanti PFAS, questa volta con specifico riguardo alle ripercussioni a livello di salute umana. Infatti, già in un nostro precedente approfondimento, era stato parzialmente affrontato il problema delle correlazioni tra contaminazioni delle acque con gli inquinanti PFAS e la salute delle donne in particolare. Vediamo ora di proseguire nella disamina del problema al fine di capire, in generale, perché gli inquinanti PFAS rappresentano un serio rischio per la salute.

I rischi per la salute umana

Queste sostanze di largo uso in ambito industriale, specie nei comparti che hanno che fare con il tessile, le concerie e la cartotecnica, sono sotto osservazione. E’ forse corretto, quantomeno allo stato attuale, parlare di fattori di rischio per un’ampia gamma di patologie purtroppo. Tra gli ultimi studi effettuati, tanto su scala nazionale che sovranazionale, i ricercatori ritengono che i PFAS possano influire pesantemente a livello di sistema endocrino, fino al punto da compromettere crescita e fertilità.

Occhi puntati anche sul potenziale cancerogeno di queste composizioni chimiche. Sembra comunque che la pericolosità delle sostanze non sia riscontrabile nell’immediatezza. I petroli ritengono, piuttosto, che sia la lunga esposizione agli inquinanti ad essere in relazione con l’insorgenza di tumori a carico del sistema renale e genitale. Altre ricerche hanno messo in stretta correlazione tali inquinanti con lo sviluppo di malattie tiroidee, l’ipertensione in stato di gravidanza e le coliti ulcerose. Ulteriori studi hanno anche ipotizzato una relazione tra alcune patologie fetali e gestazionali e la contaminazione da queste sostanze.

Progetti in cantiere

Ciò su cui sarà necessario intervenire, a detta di molti, riguarderà la soglia limite di questi contaminanti nell’acqua potabile. Il che equivarrà a definire dei margini più severi a tutela del benessere di tutti. Tra le news da attenzionare anche quella che ha a che fare con l’Istituto Mario Negri di Milano. Il laboratorio di chimica e tossicologia dell’ambiente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri è giunto ad un traguardo interessante. L’Istituto milanese ha cioè individuato ben una ventina di composti che potrebbero essere utilizzati in luogo dei famigerati PFAS. Una scoperta alla quale i ricercatori sono pervenuti nell’ambito di uno studio condotto in sinergia con il ministero dell’Ambiente.

Dove possono annidarsi i PFAS

I PFAS, stando a quanto riportato dalla redazione de “Il Fatto Alimentare”, sarebbero presenti in una quantità incredibile di prodotti. A titolo meramente esemplificativo, citiamo alcuni oggetti di uso domestico, come pentole antiaderenti, detersivi, ma anche scarpe e abiti provvisti di pellicole idrorepellenti. A seguire tappeti nel loro strato esterno, e rivestimenti di vario tipo.

I PFAS sarebbero altresì presenti in certi articoli medicali, come protesi e dispositivi sia monouso che permanenti, usati in ogni settore della medicina, compresi i camici. Segue l’ambito della lavorazione dei metalli, dei minerali e dei petroli, ma anche quello della carta e degli imballaggi repellenti all’ olio e all’ acqua, dell’aviazione e del settore aerospaziale in genere, come anche delle auto, dei materiali elettronici e dei prodotti antincendio. Insomma una situazione in continuo divenire che merita la dovuta attenzione a più livelli.