Per combattere cali di pressione e problemi di cicatrizzazione è utile un condimento spesso considerato dannoso ma che in realtà se dosato bene apporta benefici

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C’è chi dice che chiederlo a tavola quando si è ospiti è segno di maleducazione. C’è chi ne mette troppo e chi invece non ne mette abbastanza. Stiamo parlando del condimento più utilizzato in tutte le cucine del Mondo. Il sale.

È risaputo che troppo sale fa male, perché può causare l’ostruzione delle arterie e portare a problemi di ipertensione. Però nella giusta quantità, che non deve superare i 4 grammi al giorno, non è dannoso. La sua carenza nell’organismo, infatti, potrebbe causare addirittura cali di pressione e rallentare la cicatrizzazione delle ferite. Inoltre, grazie alla sua capacità di esaltare il sapore dei cibi, stimola la salivazione e di conseguenza aiuterebbe anche la digestione.

Ecco perché, anche per combattere cali di pressione e problemi di cicatrizzazione, dobbiamo imparare a dosare il sale nel modo corretto. E in questo senso può venirci in aiuto conoscerne tutte le varianti esistenti.

Esiste una differenza tra il sale marino e il sale di salgemma. Il primo, infatti, si ricava dall’acqua del mare, che viene pompata in speciali bacini dove viene lasciata evaporare. Questa stessa acqua passa attraverso diverse vasche, dove la concentrazione di sale aumenta sempre di più. E dove infine viene estratto il cloruro di sodio. Lavato ed essiccato, il sale finisce poi direttamente sulle nostre tavole.

Il sale di salgemma, invece, si forma spontaneamente in natura, in grotte vecchie anche milioni di anni. Quando si raccoglie, lo si può trovare di vari colori. Bianco, giallo, azzurro, marrone e porpora.

Per combattere cali di pressione e problemi di cicatrizzazione è utile un condimento spesso considerato dannoso ma che in realtà se dosato bene apporta benefici

Ecco perché il sale di salgemma è meglio del sale marino. Perché non subendo nessun processo di lavorazione, mantiene tutto il suo contenuto di sali minerali benefici per l’organismo. Se invece parliamo del sale marino integrale, anche questo, grazie al fatto di avere preservato al suo interno diversi oligoelementi insieme al cloruro di sodio, è utile per la salute.

Scegliere il sale giusto

  • grosso: bianco o integrale, utilizzato in cucina soprattutto per cuocere gli alimenti in crosta di sale o per salare l’acqua della pasta;
  • fino: raffinato o integrale, può essere utilizzato sia nella preparazione di ricette sia direttamente a tavola. Perché, grazie alla sua finezza, si scioglie facilmente e insaporisce velocemente gli alimenti;
  • iodato: cioè con l’aggiunta di iodio, un elemento che è utile integrare per aiutare il buon funzionamento della tiroide, in caso ce ne fosse necessità;
  • di sedano: un normale sale fino a cui stata aggiunta della polvere di sedano rapa essiccato. Si utilizza per condire salse, vellutate e creme;
  • speziato: una miscela di sale fino, pepe, aromi e spezie polverizzate che si può usare in diverse occasioni.

Infine, per conservare il nostro sale, soprattutto quello fino che tende ad assorbire l’umidità, dovremo avere l’accortezza di inserire all’interno del contenitore qualche chicco di riso o un pezzetto di carta sul fondo, per evitare che si indurisca.

In ogni caso, il sale all’interno delle nostre ricette si dovrà aggiungere sempre con attenzione e scegliendo quello più giusto per noi.

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