Patrimoniale addio?
Speriamo, almeno per adesso questa ipotesi è stata dimenticata.
Questa imposta, sicuramente proporzionale, avrebbe inciso soprattutto sui piccoli e medi risparmiatori anzichè sui grandi patrimoni.
Quindi non possiamo che prendere con grande soddisfazione il superamento di questa soluzione estrema.
Patrimoniale addio! Resta il problema della crescita del PIL Italiano!
Il problema della scarsa crescita del PIL italiano è un punto nodale. E’ previsto un decremento di 13 punti percentuali secondo le stime di Banca Italia.
Settore più colpito quello relativo al turismo, il quale contribuisce alla costruzione del PIL nazionale per circa il 14%.
L’economia legata al settore del turismo non avrà problemi per il solo anno 2020 ma sicuramente non si riprenderà prima della fine dell’anno 2022. Si prevede che solo nel 2023 verranno raggiunti i livelli pre crisi.
Questo settore estremamente colpito dalla crisi per coronavirus non godrà di buona salute per il prossimo triennio e dobbiamo sperare che non ci sia un ritorno di fiamma del covid 19 nel prossimo autunno.
Come far crescere il PIL italiano?
Per poter far crescere il PIL nazionale devono crescere l’occupazione, gli investimenti, si deve invogliare “il cavallo a bere alla fontana”. Cosa facile a dire a parole molto più difficile quando gli imprenditori, in particolare delle PMI, sono a lottare con una burocrazia e una legislazione penalizzante per chi vuole fare impresa in Italia.
Per i più piccoli converrebbe sicuramente chiudere tutto e chiedere il reddito di cittadinanza, aspettando che la crisi passi ma per gli altri cosa devono fare?
Il reddito di cittadinanza è una soluzione?
Potrebbe essere una soluzione se tale finanziamento non fosse dato al singolo come un sussidio ma all’impresa che si obbliga ad assumere e mantenere stabilmente il posto di lavoro.
Nel caso di sussidio, questo alla fine avrà un effetto dannoso sullo sviluppo economico e controproducente nel medio periodo.
Manterrà i livelli minimi di spesa ( consumo corrente) di beni primari ma darà il colpo di grazia alla voglia di fare impresa del piccolo imprenditore italiano.
Converrà chiedere, piuttosto che indebitarsi.
Ricordiamo che il DL liquidità nelle specifiche della norma ritiene e codifica le imprese in varie categorie. Per esempio le micro imprese sono definite quelle con meno di 10 occupati e un fatturato da bilancio non superiore a 2 milioni di euro, e le piccole imprese sono quelle che hanno meno di 50 occupati e fatturato annuo non superiore a 10 milioni di euro.
Un prestito di € 25.000,00 per le micro-imprese è assolutamente non adeguato o addirittura ridicolo per queste realtà economiche.
Mi domando se al governo hanno almeno la più piccola conoscenza della realtà economica del Paese.
Sicuramente no! Non è pensabile che alti burocrati con super stipendi possano comprendere la realtà e le difficoltà di operare dei piccoli e medi imprenditori sempre in continua lotta con provvedimenti legislativi poco chiari, incomprensibili e soprattutto contraddittori.
Una giungla burocratica il cui unico fine è la sanzione.
Un posto fisso è sempre la soluzione migliore in Italia?