Una strategia messa a punto non oggi ma da sempre. People for the Ethical Treatment of Animals (PETA), organizzazione no-profit a sostegno dei diritti animali, sfrutta il crollo del mercato azionario per insinuarsi nei marchi che contano. Una strategia rodata perché acquistare uno stock minimo di azione è utile a prendere parte alle assemblee degli azionisti.
Da oggi Kering, Burberry, Ralph Lauren e Guess avranno degli azionisti speciali ma scomodi. L’associazione vegan-chic non è tanto interessata a fare soldi ma a portare la propria propaganda all’interno dei brand. Questa storia l’abbiamo già vista con l’ingresso con quote minoritarie in Prada, Hermès e Farfetch, Capri Holdings che controlla Versace, Michael Kors, Levi’s.
Organizzazione no-profit a sostegno dei diritti animali sfrutta il crollo del mercato azionario
La storia si ripete e le aziende cercano di non dare troppo importanza proprio per non fare il gioco dell’associazione a difesa degli animali. Peta gioca d’opportunismo in questo momento per tirare acqua al proprio mulino, sfrutta i mercati in un momento di difficoltà dovuta dai gravissimi risvolti sanitari e sociali.
L’intento dell’associazione è di spingere i marchi di moda a non usare lana mohair e cashmere e a volgere lo sguardo verso materiali ecologici. La strategia è quella di difendere gli animali che vengono “usati” per fare maglioni, cappotti, giacche, pellicce e altro tipo di abbigliamento.
Entrare tra gli azionisti è una scelta per influenzare le decisioni e le strategie facendo sentire la propria voce dall’interno. Fino ad oggi, bisogna dire che pochi li hanno ascoltati. I cambiamenti dei materiali utilizzati sono stati dettati più dal mercato e dalle richieste degli stessi consumatori filo animalisti.
La battaglia al mohair, al cashmere e alla pelle
Per l’associazione Peta, capre e pecore vengono maltrattate quando si tosano e vengono portate al macello in modo da ricavarne mohair e cashmere. Questo comportamento crudele nei confronti degli animali avviene in Mongolia , Cina e Sudafrica. Le manifestazioni di protesta sono numerose. Stessa attenzione è per l’uso della pelle.
Da un anno Peta sta ingaggiando una guerra a Levi’s affinchè non utilizzi la pelle. Come si sa anche le etichette degli jeans tanto amati dai cowboy metropolitani sono fatte in pelle. Levi’s, nonostante Peta sia un piccolo azionista, non ha intenzione proprio di prendere in considerazione una simile richiesta: cane che abbaia non morde.