Oltre alla stangata delle bollette di luce e gas, sullo stipendio si abbattono anche gli aumenti di pasta farina, ecco cosa controllare per risparmiare

stangata

Il 2022 si è aperto, per gli italiani, con il salasso provocato dall’aumento dei prezzi dell’energia. Le bollette dell’energia elettrica sono lievitate ma anche quelle del gas. Per non parlare, poi, della folle corsa al rialzo dei carburanti.  Una delle motivazioni che hanno dato per questo aumento di prezzi è legata al calo della produzione delle fonti rinnovabili nel 2021. Ma i rincari sono frutto anche dell’effetto domino provocato dall’aumento del prezzo del gas. Questo perchè la metà dell’elettricità che usiamo in Italia è prodotta da centrali alimentate a metano. Oltre alla stangata delle bollette di luce e gas anche pasta e farine subiranno aumenti di prezzo a causa dell’invasione dell’ Ucraina.

L’aumento di costo di pasta e farina

Il costo della pasta e delle farine è legato in parte all’aumento del costo di gas ed elettricità, bisogna fare attenzione alle speculazioni. Il prezzo della pasta, infatti, è determinato dal costo del grano. Ma anche da quello di gas ed elettricità.

L’aumento dei prezzi che abbiamo registrato fino ad ora, quindi, è legato a questi fattori. Già a inizio 2022 abbiamo registrato un aumento dei prezzi a causa del rincaro sul grano.  Il costo della pasta, però, è destinato a salire ancora e si potrebbe arrivare a pagare in media, 1,52 euro al chilo. Questo significherebbe un rincaro del 38%.

Oltre alla stangata delle bollette di luce e gas, sullo stipendio si abbattono anche gli aumenti di pasta farina, ecco cosa controllare per risparmiare

Se gli aumenti legati all’energia e al gas sono comprensibili, quelli legati alla guerra fanno scattare un campanello di allarme. Gli aumenti registrati per l’invasione dell’Ucraina non sempre hanno una logica e molto spesso sono legati alla speculazione.

Ricordiamo che la pasta è uno dei prodotti “Made in Italy” per eccellenza ma questo non significa che la materia prima sia prodotta in Italia. Molto spesso la pasta italiana è prodotta, infatti con grano importato. Allora vediamo cosa guardare per capire se l’aumento che alcune marche impongono adesso è motivato o è frutto di mera speculazione

Prima di tutto bisogna tenere conto che gli effetti della guerra sui prezzi del grano ci mettono tempo a riflettersi sul prodotto finito. La pasta che oggi il negozio vende, infatti, è prodotta con grano comprrato prima dell’inizio della guerra. Se vedete aumenti immediati, quindi, sono sicuramente frutto di speculazione da parte del negoziante.

Inoltre bisogna controllare sempre nell’etichetta del prodotto che acquistiamo dove è stato coltivato il grano utilizzato. Dal 2018, infatti, vige l’obbligo di indicare in etichetta se il grano utilizzato è importato e da dove. Ma alcune aziende non lo fanno.  Scartate a priori, quindi, chi non indica questa informazione in etichetta poichè potrebbe applicare aumenti anche se acquista il grano altrove. 

In ogni caso, acquistando pasta da marchi che non acquistano grano dai territori di guerra ci si dovrebbe salvare dai rincari annunciati. E se vengono applicati anche da chi non usa grano russo e ucraino forse è meglio diffidare.

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