L’acne, definita volgare o anche giovanile, colpisce circa l’80% degli adolescenti. Normalmente si manifesta in concomitanza con l’età dello sviluppo, dunque tra i 14 e 16 anni, la fase della pubertà. Spesso, però, persiste ed accompagna i ragazzi anche fino ai 25 anni. Si caratterizza per l’emersione di rilievi sulla pelle le c.d. eruzioni cutanee anche conosciute semplicemente come brufoli. Non solo ma spesso si accompagna a diversi tipi di lesioni del tessuto cutaneo come punti neri, punti bianchi, papule, pustole, noduli, cisti.
Pure essendo una malattia della pelle molto diffusa non sono ancora del tutto chiari i meccanismi in base ai quali si manifesta. Proprio per questo, non sono nemmeno del tutto chiare le modalità più corrette per affrontare il problema. Tra i tanti rimedi creativi legati allo stato di incertezza sulle soluzioni scientifiche reali al problema, è molto comune avere sentito parlare dell’azione eventualmente benefica di dentifricio e bicarbonato applicati sui brufoli. Infatti, molti utilizzano comunemente il bicarbonato o il dentifricio per eliminare i brufoli ma sottovalutano degli effetti che potrebbero essere anche molto negativi. L’Istituto Superiore di Sanità ha, infatti, recentemente sfatato questo falso mito.
Il falso mito
Comunemente si ritiene che applicare piccole dosi di dentifricio direttamente sull’eruzione cutanea abbia la capacità di seccarla. L’effetto magico sarebbe anche giustificato dalla sensazione di bruciore che la pelle lancia al cervello a seguito dell’applicazione. In realtà si tratta di una pratica dannosa e la sensazione di bruciore scientificamente si spiega perché il dentifricio va a peggiorare la situazione di una pelle già irritata. Infatti, il dentifricio potrebbe contenere sostanze irritanti per la pelle poiché esso è del tutto costruito al fine di prendersi cura dell’igiene orale delle persone, e non quella di essere applicato altrove.
Stesso falso mito da sfatare anche per l’utilizzo del bicarbonato. Questo prodotto, infatti, nell’immaginario comune sembrerebbe essere un cura della nonna e del tutto naturale nella cura dei brufoli. Spesso viene ritenuto capace di asciugare i brufoli, ridurre l’eccesso di sebo, addirittura vanterebbe proprietà antibiotiche e antinfiammatorie. Tutto questo, però, non sembra essere scientificamente provato. Per alcuni soggetti, anzi a volte, il suo utilizzo potrebbe aumentare il tipico rossore della pelle e dunque l’irritazione di una pelle già danneggiata.
Molti utilizzano bicarbonato o dentifricio per eliminare i brufoli ma attenzione perché potrebbero essere molto dannosi
Per tutte queste ragioni sembra del tutto consigliabile l’evitare di trattare l’acne, e le malattia in generale, con rimedi per sentito dire. Più corretto sembra utilizzare delle terapie scientifiche e prodotti specifici sotto un attento e costante controllo medico. La scelta della terapia dipende sostanzialmente dalla gravità dell’acne e avviene di norma con farmaci specifici. Solitamente per l’acne di lieve entità il dermatologo potrebbe prescrivere perossido di benzoile o acido salicilico che producono i loro effetti in circa sei settimane.
Quando l’acne assume una forma più grave normalmente i dermatologi potrebbero proporre farmaci derivanti dalla vitamina A, c.d. retinoidi. Possono anche consigliare l’utilizzo di antibiotici sempre per cicli di 6-8 settimane. Infine se l’acne persiste, o ha una forma particolarmente grave, si utilizza generalmente isotretinoina, farmaco molto efficace ma adoperato di rado. Infatti porta con sé una serie di effetti indesiderati che possono essere piuttosto comuni e spiacevoli.