Mercati&Mercati di Gian Piero Turletti

Portofino

A cura di Gian Piero Turletti

Staff proiezionidiborsa.com

 

Economia europea ad un punto di svolta, dopo le decisioni di quantitative easing?

Iniziamo a dire che pare affermarsi una sorta di nuovo modello d’integrazione europeo, che punta su condivisione delle politiche fiscali, di bilancio, e sull’unione bancaria.

In pratica queste politiche, e le funzioni di controllo degli istituti di credito, diverrebbero competenza di enti sovranazionali, come appunto la BCE per quanto concerne il controllo bancario.

Questa strada è sicuramente favorita dalle decisioni di una  politica di quantitative easing da parte della BCE, perchè fa da contraltare a questa nuova impostazione di politica monetaria decisamente espansiva.

La Merkel, cioè, accetta si una BCE in chiave espansiva, ma chiede, quale contraccambio, una politica economica integrata sotto diversi e molteplici profili, decisamente molto più integrata di prima, anche quale prospettiva che, con tutta evidenza, piace decisamente al suo elettorato.

Questo comporterà una maggior forza dell’euro, dei mercati azionari europei, ed una maggior sostenibilità del debito pubblico, unitamente ad una probabile economia in ripresa.

 

E questo mutamento da cosa dipende?

Sicuramente, da diversi fattori, di cui direi che i principali tre riconducono a:

Decisione della corte costituzionale tedesca.

Finanza anglosassone.

Prospettive politiche interne alle Germania.

Consideriamo la decisione della consulta tedesca.

Praticamente si da il via ad una nuova politica di sostegno economico a paesi in difficoltà, ma con precisi limiti istituzionali e finanziari.

Logico che se la BCE supplisce sempre di più alle situazioni di crisi, acquistando titoli di stato di paesi che subiscono lo spread rispetto al benchmark tedesco, cioè si trovano a dover essere piazzati con interessi penalizzanti, questo potrebbe contribuire a limitare le situazioni in cui il debito di un paese sovrano viene piazzato con difficoltà. E, conseguentemente, gli interventi dei fondi salva stati.

Quindi ne conseguirebbe un minor ricorso proprio a quei fondi, che tutto sommato i tedeschi non vedono di buon occhio, proprio perché considerati, in sostanza, una sorta di socializzazione dei debiti dei paesi meno virtuosi.

Peraltro in pochi hanno sottolineato il fondamentale ruolo della finanza anglosassone, che pur gioca un ruolo importante sulla via della spinta all’integrazione.

Quando, infatti, la Gran Bretagna pare favorevole ad una maggior integrazione, i timori continentali verso la concorrenza della finanza d’oltre Manica, che arriverebbe nel continente, spingono verso una più difficile integrazione, proprio per il rischio che in questa integrazione venga coinvolta anche l’Inghilterra e, conseguentemente, ne derivi una pericolosa concorrenza della finanza britannica in casa propria.

Quando, invece, il governo inglese ripropone la propria tradizionale via all’autonomia ed indipendenza rispetto all’eurozona, allora è più agevole sentire parlare i leaders europei di una maggior integrazione, proprio perché escluderebbe la Gran Bretagna.

 

Peraltro, come dicevo, le prospettive politiche interne alla Germania sembrano premiare coloro che sostengono comunque una maggior integrazione, pur con qualche costo, ad esempio in termini di via libera ai fondi salva stati.

Ma tutto questo depone per un vero rilancio dell’economia?

Direi di si, in quanto se parte significativa delle risorse finanziare pubbliche può essere dirottata da quanto necessario a sostenere lil debito pubblico, ad esempio in termini di minori interessi sul medesimo, a scopi decisamente più produttivi, come il rilancio economico o politiche di defiscalizzatone ed incentivazione economica, allora ne consegue una ripresa economica decisamente più agevole.

Peraltro sappiamo che i cicli di borsa anticipano quelli economici, ed anche in tal senso abbiamo quindi segnali incoraggianti.

 

Euro in ripresa, tutto risolto?

Occorre ancora aspettare talune conferme dal quadro di riferimento istituzionale e normativo, per capire se le intenzioni di una politica economica europea più integrata siano concretizzabili o meno.

Se si andrà in questa direzione, le quotazioni dell’euro non potranno che beneficiarne, ed i mercati azionari pure.

Un ruolo fondamentale sarà comunque, ancora una volta, quello della BCE, che dovrà calibrare attentamente le proprie iniziative al fine di consentire il recupero della valuta, senza scossoni, ed al tempo stesso preservando l’eurozona da particolari spinte inflazionistiche.

Scenari macroeoconomici ed america. Cosa cambia con le presidenziali?

Di qui a non molto conosceremo il risultato delle elezioni presidenziali USA, da cui derivano rilevanti conseguenze sulla scena mondiale.

Una riconferma di Obama frenerebbe eventuali azioni militari nel medio oriente, da parte di Israele, mentre sul piano interno rimarrebbe la prospettiva di una redistibuzione del carico fiscale.

Vi sarebbe anche la prospettiva di salvaguardia finanziaria di taluni enti che, se in situazione di difficoltà economica, potrebbero ottenere interventi finanziari a loro supporto.

Decisamente diversa la prospettiva in caso di vittoria repubblicana.

Verrebbe avviata una sostanziale politica di defiscalizzazione, e difficilmente vedremmo il governo intervenire a sostegno di imprese in crisi.

La prospettiva internazionale vedrebbe una maggior sintonia con Israele anche, eventualmente, a sostegno di un conflitto mediorientale.

In entrambi i casi, si pone comunque un grosso problema economico, per entrambe le possibili amministrazioni uscenti dalla competizione elettorale.

A cosa si riferisce?

Al pesante debito pubblico statunitense.

In caso di vittoria repubblicana, l’amministrazione prevede una consistente politica di defiscalizzazione, anche in ottica di rilancio economico, ma prima che tale rilancio si verifichi, con il suo impatto positivo anche sulla crescita della base imponibile, si dovrà affrontare il come supplire alle mancate entrate di una politica di questo tipo.

Per altro verso, la conferma di Obama porterebbe l’amministrazione democratica ad affrontare una volta per tutte il nodo irrisolto di tante situazioni di questo tipo: per un verso politiche incentrate sull’incremento della spesa pubblica, in chiave neokeynesiana, si scontrano con difficoltà di attuazione, a fronte di un pesante debito pubblico, come del resto già prevedeva lo stesso Keynes, e per altro verso, la prospettiva di rilancio economico, se tardasse a manifestarsi, dopo un consistente programma di opere pubbliche, metterebbe ancora più in difficoltà le casse dello stato.

Asia e pericoli mediorientali. Quali scenari?

In entrambe le aree si vanno creando motivi di tensione, che potrebbero, come già abbiamo avuto occasione di sottolineare, determinare anche gravi conflitti internazionali.

Inoltre, in Cina si va manifestando una probabile congiuntura di crisi, che confermerebbe l’ipotesi di un’inversione del ciclo economico.

Si tratta quindi di due aree geopolitiche e geoeconomiche da osservare con attenzione, per le possibili ripercussioni anche sugli scenari internazionali.

Immobili: prospettive interessanti per gli investitori?

Direi che le prospettive per il mercato immobiliare non sono certo incoraggianti.

Basti pensare che, in certo qual modo, è stato proprio il settore immobiliare statunitense il primo anello di una catena che ha portato alla crisi che tutti conosciamo.

Ma si pensi anche alla situazione spagnola, caratterizzata da vaste aree in cui ha predominato un investimento immobiliare, che ha generato una miriade di edifici vuoti.

Se poi consideriamo, in particolare per l’Italia, una politica fiscale che ha portato nuovamente parte significativa del carico tributario a pesare sulla casa, anche la prima, non solo quella delle vacanze, non mi pare che risultati un quadro in cui le prospettive siano interessanti per pensare, in questa fase, ad un investimento in immobili.

Non possiamo neppure dimenticare quelli che sarebbero i probabili effetti della fase due della politica di abbattimento del debito pubblico, da parte del governo Monti.

Si pensa di mettere in vendita anche parte cospicua del patrimonio immobiliare statale, o direttamente, o tramite strumenti di cartolarizzazione.

Il mercato verrebbe quindi ad essere squilibrato sul lato dell’offerta, in una situazione in cui già latita la domanda, e tutto questo inevitabilmente non potrebbe che avere ripercussioni al ribasso sulle quotazioni immobiliari.

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