L’Italia rischia di perdere il treno europeo della Ricerca scientifica, il monito della Federazione FOCE

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Se c’è una priorità, tra le altre, che la pandemia ci ha sbattuto sul tavolo riguarda la Sanità. E il ministro Roberto Speranza promette molto in materia. Salvo scoprire però già una falla. Si tratta della nota diffusa da FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi). Il riferimento è al rischio di esclusione dell’Italia dal portale unico continentale per le sperimentazioni.

Di cosa si tratta

Il 31 gennaio 2022 è entrato in vigore il CTIS (Clinical Trial Information System). Si tratta appunto di un portale unico istituito con apposito Regolamento europeo e stabilisce «regole uniformi per armonizzare il processo di valutazione e autorizzazione di uno studio clinico condotto in più Stati membri». In gioco c’è la Ricerca che è fondamentale per prevenire, diagnosticare e tentare di curare patologie già note o nuove. E l’esperienza pandemica ci ha dato prova di quanto sia fondamentale la Ricerca. Il flop tutto italiano (cui forse si può ancora mettere una toppa) riguarda il fatto che ancora non ci saremmo adeguati al Regolamento UE. Infatti, secondo la Federazione il Belpaese si sarebbe arenato in un groviglio burocratico.

L’Italia rischia di perdere il treno europeo della Ricerca scientifica, il monito della Federazione FOCE

Uno dei nodi da sciogliere riguarderebbe la riduzione dei comitati etici territoriali. Oggi sono circa 90 più 3 di carattere nazionale. Invece andrebbero ridotti a 40. Avremmo dovuto sanare le “discrepanze” rispetto a quanto prevede il regolamento UE entro lo scorso gennaio. Tuttavia avremmo possibilità di «recuperare il tempo perduto» dichiarano dalla Federazione.

I numeri

Nel 2019 sono state autorizzate 672 sperimentazioni. Di queste 516 sono profit e 156 no profit. Inoltre gli investimenti in Italia per la Ricerca ammonterebbero a circa 750 milioni di euro l’anno. Sempre la Federazione fa memoria della Legge Lorenzin che «delegava il Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia di sperimentazione clinica e prevedeva che, entro 12 mesi dalla sua entrata in vigore, si dovessero emanare uno o più decreti delegati per dare attuazione al regolamento europeo. Così non è stato». Ancora, la spesa in ricerca nel nostro Paese ammonterebbe all’1,2% del PIL contro una media degli altri Stati del 2%, con la Germania che tocca il 3%.

Nulla è perduto

Adesso lungi dal leccarci le ferite, la divulgazione della nota pubblica della Federazione vuole scuotere le istituzioni di competenza. Il tutto per non perdere l’occasione che di fatto ci terrebbe fuori dal coordinamento a livello europeo della Ricerca scientifica. «Non possiamo perdere questo primato perché l’Italia è al vertice nel Mondo per risultati ottenuti nella ricerca – ha dichiarato Walter Ricciardi, membro del Consiglio Esecutivo dell’OMS nonché consigliere scientifico del Ministero della Salute per l’emergenza Covid – Gli ostacoli da superare sono noti: troppi comitati etici, scarso coordinamento fra questi enti, tempi di autorizzazione e avvio degli studi troppo lunghi, enormi differenze nei contratti».

L’Italia rischia di perdere il treno europeo della Ricerca scientifica, giunge il monito della Federazione FOCE per evitare di rimanere fuori dal portale. Esclusi da una sinergia internazionale che si traduce in ricchezza di contenuti ed efficienza dei risultati in ambito sanitario.