L’Italia può far tremare l’Europa

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In questi giorni in Italia c’è una gran confusione. Cerchiamo di fare maggiore chiarezza sui fatti e sulle conseguenze che questi comportano dal punto di vista economico per il tessuto italiano, con un occhio sempre anche all’Europa, di cui, che ci piaccia o no, l’Italia è uno degli attori principali con il suo Pil, ma soprattutto con il suo enorme debito.

Tutto ha avuto inizio con il referendum costituzionale che, in caso di vittoria del SI, intendeva introdurre importanti modifiche alla costituzione Italiana, tra cui snellire il parlamento e, soprattutto, dare grandissimi poteri al Premier. L’elemento destabilizzante di questa vicenda è stato la volontà dell’Ex Premier Matteo Renzi di legare l’esito del risultato al suo mandato. Il risultato del referendum è stato negativo per il Premier con la vittoria del No e, per questo, ha dovuto rassegnare le sue dimissioni. Ora, continuando nella cronistoria di quanto accaduto, sappiamo che in seguito è stato nominato un governo di scorta con a capo, in qualità di Presidente del consiglio, Gentiloni e abbiamo assistito alla creazione di un governo ponte che dovrebbe essere utilizzato per le questioni di routine e per l’approvazione di una nuova legge elettorale che permetterebbe alle parti politiche di andare al voto, probabilmente nel mese di giugno.

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Il mio nome e’ Stefano Roperti, Senior Executive Manager dell’ Exante Investment Team.

Laurea in Business Administration, oltre 5 anni di esperienza nel settore dell’intermediazione finanziaria

La finanza non e’ solo il mio lavoro ma anche la mia passione!

 

 

 

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Come spesso accade però, la politica non tiene conto della delicata situazione economica in cui si trova il paese Italia e delle conseguenze che tali scelte comportano a livello economico. Analizziamole subito insieme.

-Capitolo Mps(Monte dei Paschi di Siena), la banca più storica d’Europa è sull’orlo del fallimento. La situazione di Mps si è nuovamente infiammata in seguito al rifiuto della BCE di concedere una proroga di 20 giorni, come richiesto dall’Istituto di credito. Tale sentenza è arrivata in contemporanea alla caduta del governo Renzi, con massimo disagio per tutti e con il titolo Mps che il venerdì dell’annuncio perdeva il 15%.

Il grosso problema della banca senese, che poi è anche quello di altri big del settore, vedi Unicredit che a breve si prepara a fare un mega aumento di capitale, riguarda i crediti deteriorati, chiamati Npl (non performing loan). La presenza e il numero di questi crediti, che si chiamano così perchè perdono valore appunto, è dovuto alle pessime condizioni dell’Italia.  Il Belpaese infatti soffre di un aumento della disoccupazione e del precariato che, in questi ultimi anni, hanno creato un forte deterioramento del credito. Per questo motivo, tutte le banche italiane, tra cui troviamo anche le più note Unicredit e Mps, hanno come unico obiettivo quello di liberarsi di questi crediti come fossero una bomba pronta ad esplodere. Il motivo di tutto questo è molto semplice: se li tengono continuano scendere di valore, ma se li vendono devono metterli a bilancio a prezzo reale e quindi sono costrette a fare aumenti di capitale.

Ora tutta l’Europa sta seguendo questa vicenda con molto interesse perché le modalità di risoluzione di questa vicenda potrebbero creare dei precedenti con grossi rischi, non solo per il sistema bancario italiano, ma anche per quello europeo. Ricordiamo infatti che Deutsche bank è sempre un malato terminale che cammina. Ora quasi certamente verranno convertiti i bonds subordinati in azioni, ma questo non basterà e, per questo, attraversiamo giorni frenetici, nei quali si cerca di trovare una soluzione veloce, ma anche efficace. A nostro avviso, se la situazione non verrà ben gestita dal punto di vista pratico, questo potrebbe contagiare tutto il settore. In generale, possiamo affermare che con Mps e Unicredit, con la riforma della banche popolari, l’Italia sta attraversando un periodo molto delicato del suo sistema bancario, ricco di riforme profonde che ne stanno cambiando l’assetto e che stanno facendo venire a galla un problema importante: il fatto che non servono più e non sono più sostenibili tante banche frammentate, ma che sarebbe meglio averne poche e solide. Questa è la direzione verso cui si sta andando, ma il percorso non risulta certo facile. Quindi, dal nostro punto di vista, conviene prediligere un’operatività ribassista sul settore bancario e invece adottare un’operatività long solo mordi e fuggi.

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Rating riforme nel paese Italia. Altra bomba che potrebbe scoppiare a breve, sempre legata alla sostenibilità del debito in relazione al Pil.

Purtroppo uno dei problemi principali del Belpaese è sempre legato al suo enorme debito, e in particolar modo al suo rating. Dopo la caduta del governo Renzi e ora con il governo Gentiloni si rischia di non avere un esecutivo forte e in grado di attuare le riforme di cui il paese ha bisogno. Un effetto pratico di questo si è avuto con il primo cambiamento di credit watch da parte di Moody’s che ha portato il rating dell’Italia da “stabile” a “negativo”. Non ci si può quindi che preparare ad un nuovo downgrade del debito, aspetto molto grave che non tutti considerano. Se il debito italiano dovesse scendere a livello di “junk bond” si creerebbe anche qui un effetto a catena di proporzioni enormi.Primo perché la Bce non potrebbe comprare più titoli italiani, infatti il suo mandato in relazione al Qe prevede che lei possa acquistare solo titoli “investment grade“. Quindi, mentre tutti sono tranquilli perché Draghi ha esteso la possibilità di comprare titoli di debito sino alla fine del 2017, ci si dovrebbe domandare invece se sino a quella data il debito italiano non verrà donwgradato. Questo porterebbe anche molti fondi d’investimento obbligazionari a vendere titoli che non sono “investment grade“. Ultimo punto, ma non di minore importanza, le assicurazioni e le banche italiane sono piene di titoli di stato italiano. Come starebbero i loro bilanci se ci fosse un crollo repentino delle quotazioni dei btp italiani? Basta andare a vedere i Btp italiani oggi e ci accorgeremo subito che non godono di ottima salute, ma che invece sono ancora schiacciati sui minimi di periodo e faticano a trovare compratori, nonostante questo sia il periodo in cui la Bce sta comprando con maggiore intensità. Dal punto di vista dell’operatività la nostra visione di lungo termine sui Btp rimane ribassista, anche se crediamo che, nel breve, valga la pena attendere qualche spunto rialzista per rientrare, perchè alle attuali quotazioni i prezzi sono troppo tirati, ossia sono scesi troppo.

 

Come possiamo notare da questo approfondimento, la politica italiana viene spesso vista e affrontata come un gioco, ma  ci sono dei risvolti molto importanti sia per il paese, che per l’intera Europa e per il futuro dell’Euro.

Concludiamo ponendo l’accento sulla forte volontà popolare espressa nel referendum costituzionale in Italia, ma più in generale dal popolo nei recenti eventi a cui è stato chiamato a votare: vedi Brexit e Elezioni americane. Se questo sentiment popolare, certamente in forte peggioramento rispetto al passato, dovesse aggravarsi ulteriormente, potrebbe arrivare in Italia un Referendum per conoscere la volontà dei cittadini in merito all’Euro, per andare contro l’Euro e ci sono partiti politici in Italia favorevoli a tale possibilità. Sembra una pazzia forse, ma in generale il sentiment popolare degli italiani sembra davvero essere mutato e tutto potrebbe accadere…