I mercati azionari rimangono incerti e in preda ad una forte volatilità. Da qualche seduta il calo dei prezzi in Europa si è fermato e nella seduta di venerdì c’è stato un piccolo rimbalzo. Ma gli operatori professionali si muovono ancora a vista condizionati dalla paura di una recessione. Forse questo timore si sta allontanando e per i mercati potrebbe cambiare qualcosa nelle prossime sedute.
Due notizie venerdì hanno monopolizzato l’attenzione degli operatori, anche se non hanno avuto un grosso impatto nell’ultima seduta della settimana scorsa. Queste notizie potrebbero invece aver condizionato negativamente la seduta di ieri e potrebbero influire anche sulle prossime sedute.
Forse l’Europa può dribblare la recessione
Il timore degli operatori è che le economie europea e americana cadano in recessione o, peggio, in stagflazione. Su questo tema il dibattito tra gli economisti è molto caldo. Ieri uno studio della società d’analisi S&P global ratings ha previsto un rallentamento della crescita economica nell’Eurozona per il 2022 e per il 2023. Tuttavia lo studio non ha previsto una recessione. Anche uno studio di UBS WM Italy ha ipotizzato un rallentamento piuttosto che una recessione in Europa. Questo scenario potrebbe rasserenare i mercati nelle prossime sedute.
Ieri le Borse europee dopo un avvio positivo hanno invertito il trend ed hanno chiuso con valori più bassi rispetto all’avvio della seduta. Il risultato dei principali indici azionari europei di ieri dimostra come sia presente molta incertezza sui mercati. L’Euro Stoxx 50 è salito dello 0 1%, l’indice tedesco ha guadagnato lo 0,5%, Londra è salita dello 0,7%, ma Parigi ha perso lo 0,4%.
L’esplosione di un titolo del 43% non basta a Piazza Affari e adesso la Borsa non deve violare questa soglia
La Borsa di Milano ha fatto peggio di tutte chiudendo con un calo dello 0,8%. Questa chiusura lascia l’amaro in bocca perché nelle prime due ore di contrattazione l’indice maggiore di Piazza Affari stava guadagnando un punto percentuale. Poi sul listino italiano, come sul resto dell’Europa, sono scattate le vendite per prese di beneficio. Dopo il forte rialzo di venerdì e il balzo in avvio di seduta di ieri, qualcuno ha pensato bene di portare a casa i guadagni. Anche questo è un segnale che sul mercato ancora non c’è convinzione su una possibile inversione di tendenza al rialzo.
Alla fine della seduta l’indice Ftse Mib (INDEX:FTSEMIB) ha terminato 21.928 punti, quindi sotto la soglia psicologica dei 22.000 punti. Tra le azioni a maggiore capitalizzazione ieri hanno spiccato in particolare due società e l’esplosione di un titolo del 43% rimarrà negli annali. Saipem ieri è andato in orbita con un rialzo di oltre il 40% nel primo giorno dell’aumento di capitale. Il peggior titolo invece è stato Generali che ha perso il 3%. L’azione ha risentito della scomparsa di Leonardo del Vecchio. Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, detiene il 9,8% delle azioni del colosso assicurativo.
L’indice Ftse Mib ha una resistenza importante a quota 22.400/22.500 punti. Solamente il superamento di questa soglia potrebbe dare inizio ad un recupero dell’indice con target finale 25.000 punti. Al ribasso la soglia da monitorare con attenzione rimane 21.700 punti. Una discesa dei prezzi sotto questo livello potrebbe fare scendere velocemente l’indice maggiore di Piazza Affari fino a 21.500 punti.
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