Latte di mandorle: le api californiane si immolano sull’altare della produzione

latte di mandorle

Il consumo di latte di mandorle è notevolmente aumentato nell’ultimo decennio fino a raggiungere un indotto di 1,2 miliardi di dollari su base annua. I dati pubblicati dalla testata newyorkese The Cut riportano un aumento del 250% della richiesta di latte di mandorle solo negli USA nell’ultimo quinquennio. La predilezione accordata a questa bevanda è facilmente intuibile in quanto offre al consumatore un alimento nutriente e altamente digeribile. Chi affetto da intolleranza al lattosio e chi ossessionato dal mantenimento del peso forma ne privilegia il consumo rispetto a quello vaccino o caprino.

Latte di mandorle versus latte vaccino

Risulta improprio definirlo “latte” vista la mancata derivazione animale. Più esattamente si tratta di una bevanda vegetale che assicura un gusto piacevole e leggerezza in virtù di un indice calorico assai ridotto. A fronte di un modesto contenuto di carboidrati, dona una vera miniera di fosforo, magnesio, potassio, vitamina E, zinco e calcio. Il tutto con una minima assunzione di calorie: 40 contro le 140 del latte vaccino e le 80 del latte di soia.

La sorte delle api californiane

I vantaggi e i benefici del latte di mandorle presentano però un costo elevatissimo per gli sciami di api cui si ricorre per l’impollinazione dei mandorleti. Il report del Guardian getta un fascio di luce sul precipitato negativo dell’accresciuto consumo di latte di mandorle. Nell’inverno 2018/19 sono almeno 50 miliardi le api immolate sull’altare di pressanti richieste e della crescente produzione della bevanda vegetale. Lo sterminio delle api ha avuto luogo nella Central Valley, una zona della California in cui si concentra la maggiore estensione di coltivazione di mandorle.

A decimare le api californiane sono intervenuti diversi fattori fra cui primeggia il ricorso spropositato ai pesticidi e, nello specifico, al glifosato. A ciò si aggiunge la proliferazione di malattie che più facilmente si diffondono a causa dei ristretti spazi in cui avviene l’impollinazione. Non ultimo, gli eventi stressogeni che investono le api costrette a lavorare anche nei periodi in cui dovrebbero riposare.

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