La Grecia, il popolo greco non sono le isolette felici in cui trascorrere la vacanza…

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Il concetto stesso di isola dovrebbe aiutarci a capire che non sono le isolette delle vacanze, piccole o grandi che siano, dei vari arcipelaghi della Grecia, a darci un quadro chiaro di come è la situazione della nazione ellenica ora che il piano degli aiuti internazionali è giunto al capolinea.
Ci troviamo davanti una popolazione impoverita , la classe media scomparsa, la disoccupazione ancora ad altissimi livelli e in più tutte le attività produttive, compreso il porto di Atene, più remunerative finite in mano a colossi stranieri, tedeschi in testa, che in gran parte utilizzano personale proprio e non locale.

Ed infatti, la disoccupazione giovanile vede la Grecia saldamente, quanto tristemente, al primo posto in Europa con un impressionate 45% seguita da Spagna (35,5%)e Italia (31,7%). Numeri distanti un abissodalle percentualiproprie di Germania (6,2%), Olanda (7,2%) e, udite uditeRepubblica Ceca (7,5%)”.

Quanto basta insomma per aprire una seria riflessione sugli effetti e la validità di un progetto comune europeo.

In questi giorni tutti si preoccupano della Turchia ed in effetti la Grecia, pur pagando un prezzo altissimo , come conferma il dato di cui sopra a cui ne potremmo aggiungere tanti altri dalla valenza simile, in teoria ha visto sanare o comunque limitare i propri debiti pregressi dal piano di aiuti. Ma ora che il piano volge al termine?
In teoria per evitare che tra poco tempo ci si ritrovi punto ed a capo sarebbe stato necessario che questi piani avessero riportato non dico la piena occupazione per il popolo greco ma almeno un livello di impiego tale da garantire un gettito fiscale alla nazione ellenica sufficiente ad evitare definitivamente che in un prossimo futuro si riproponga l’emorragia finanziaria che aveva portato la Grecia sull’orlo della bancarotta. E invece niente! Popolo spogliato ed impoverito, attività produttive colonizzate e prospettive concrete di miglioramento della situazione affidate al caso. Come dire aspettiamoci il peggio.

E’ chiaro che la speculazione internazionale si muove anche su input che vengono da in altissimoe in questa fase l’input è colpire la Turchia, giusto per darle una lezione che non può essere data sul piano politico per evitare che questa possa uscirsene dalla NATO,ma se dovessimo basarci sulle concrete prospettive economiche e sociali, nonché sul fatto che la Turchia, nonostante la stia governando male, ha una propria moneta sovrana da emettere, ebbene lo stato che rischia in un prossimo futuro una situazione di default economico è proprio la Grecia. La cosa triste è che questo potrebbe essere acclarato molto oltre il superamento della soglia di povertà della maggior parte dei poveri cittadini greci.

Gianluca Braguzzi
CFI Asset Management and Organization WIAM