Disoccupazione, dati affidabili? La Borsa cinese continuerà nella sua lunga marcia o rallenterà? Borse asiatiche in affanno?
L’economia cinese, nel primo trimestre dell’anno 2020, è calata del 6,8%, si tratta del primo decremento del PIL dall’anno 1992.
In Cina sono calati sia gli investimenti che le vendite, queste ultime meno di quanto previsto.
Anche la produzione industriale ha avuto una battuta di arresto, dato, almeno per adesso, non preoccupante.
Questo cosa significa: la Cina continua ad essere il più grosso produttore manifatturiero del mondo, e per adesso le merci cinesi trovano sbocchi sul mercato mondiale.
Il problema è: per quanto tempo tutta la produzione cinese sarà assorbita a livello mondiale?
Per adesso, il costo basso dei manufatti della Cina ha spiazzato molte produzioni locali, ma la pandemia del coronavirus ha sicuramente messo in discussione alcune certezze della economia globalizzata mondiale.
Appena superata questa crisi economica, gli Stati dovranno ripensare le proprie produzioni interne e fare in modo da non dipendere troppo dall’esterno.
Si pensi, per esempio, al problema delle mascherine chirurgiche, che in Italia dopo diversi mesi dall’inizio del corona virus, sono difficilmente trovabili , la loro produzione nazionale è insufficiente al fabbisogno giornaliero.
100 milioni di disoccupati in Cina? La Borsa cinese continuerà nella sua lunga marcia o rallenterà?
Il tasso di disoccupazione in Cina è circa del 6% ( dati di aprile 2020), tasso molto basso.
Tale tasso riguarda la “disoccupazione urbana registrata”, quindi non viene considerata la disoccupazione delle zone agricole e coloro che non vogliono registrarsi per evitare tale controllo.
I lavoratori di fuori regione che si registrano, alla fine dei sussidi di disoccupazione, vengo rispediti al proprio paesello natio senza tanti complimenti, perdendo così la possibilità di poter ritrovare un lavoro più remunerativo.
Quindi i dati sulla registrazione della disoccupazione non sono molto veritieri. Il tasso di disoccupazione è sicuramente molto più alto.
Alcune stime parlano infatti di almeno 100 milioni di cinesi che cercano lavoro.
Molte aziende in Cina stanno per fallire e chiuderanno.
Quindi minore richiesta di forza lavoro ed in particolare di quella specializzata e laureata.
I laureati in questo periodo hanno grosse difficoltà a trovare lavori adeguati alle loro competenze.
Il Governo cinese ha avviato politiche di assunzione nelle amministrazioni pubbliche.
In genere questi posti sono poco appetibili perché gli stipendi sono molto bassi e il grosso del salario proviene da una serie di bustarelle chiamate in gergo “tassa dell’amicizia”.
Gli stessi nuovi bandi di arruolamento nell’esercito vanno in tal senso, a contrastare i nuovi livelli di disoccupazione.
Tutto questo vuol dire aumentare il debito pubblico.
Il partito comunista in Cina è in crisi?
Il partito comunista aveva promesso PIL in crescita e benessere economico per tutti come compensazione della” minor democrazia” nel Paese.
L’assenza di democrazia sarebbe stata attenuata dalla possibilità di fare soldi sempre e comunque.
Le vecchie regole saranno messe in dubbio quando il grande partito comunista cinese non riuscirà a mantenere le promesse?
Quindi con una minore crescita economica e con un aumento della disoccupazione potrà scendere dall’alto un po’ di democrazia alla cinese?