Qualche giorno fa abbiamo duramente criticato l’era delle privatizzazioni selvagge che hanno spogliato l’Italia del pieno, e in alcuni casi anche parziale, controllo delle aziende fornitrici dei pubblici servizi.
La tragedia di Genova ha drammaticamente confermato il fallimento di questo modello che, in nome di un liberismo cieco, ha attribuito a privati, dominati solo dal dio guadagno, la direzione, gestione nonché manutenzione di servizi pubblici. Servizi che come accaduto possono fare pagare alla collettività un dolorosissimo prezzo in termini di vite umane: inaccettabile!
Troppo comodo ora dire che i disastri (siamo ormai a 4 crolli) sono frutto di responsabilità individuali dei manager. I manager agiscono in nome e per conto dello zenit della filosofia aziendale che è uno ed uno solo: il profitto.
Molte aziende in molto settori possono o potrebbero conciliare il proprio fare business con la elevata qualità delle proprie produzioni, anzi quest’ultima è la migliore forma di pubblicità, questo nessuno lo discute. Nel caso dei servizi pubblici, quelli inelubili per intenderci (alle autostrade aggiungemmo energia, telecomunicazioni per arrivare a sanità ,acque eccetera)il faro unico deve tornare ad essere quello della sicurezza, dell’efficienza intesa come qualità complessiva del servizio in sostanza del bene comune. Poi nei settori specifici, ove necessario debbono essere previsti piani di manutenzione programmata ordinati, puntigliosi, in grado dunque di prevenire ed evitare disastri come quello accaduto.
Certo, il pubblico non ha uno storico immacolato ma per stare al caso specifico, io ricordo autostrade molto più gradevoli, pianeggianti e correttamente manutenute prima delle privatizzazioni.
Tutto ciò , lo sappiamo tutti, mal si concilia con la politica del risparmio e dell’austerity che da anni ci viene imposta ed è proprio su questo tema che chi ci governa dovrà farsi valere in sede europea. Costringere l’Italia a mantenere gli standard attuali vuole dire mettere in conto nuove tragedie.
Occorre un piano nazionale di verifica di tutte le infrastrutture anche solo potenzialmente rischiose e ogni gara d’appalto dovrà avere come primo riferimento la qualità complessiva dei progetti partendo proprio dalla sicurezza delle infrastrutture e dei materiali senza spingere le imprese a gareggiare sui tagli e sul risparmio perché quelli visti sono gli inumani esiti di questa politica che mette al centro il business e non il cittadino.