In questi casi il datore di lavoro può ridurre lo stipendio dei dipendenti

stipendio

Il lavoro e la sua disciplina sono aspetti fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano. Addirittura, il primo articolo della Costituzione evidenzia la centralità del lavoro nella società. L’articolo 36 della carta costituzionale si occupa, invece, della retribuzione che deve essere proporzionale alla qualità e quantità del lavoro svolto. Oltre a dover garantire al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La retribuzione è anche un elemento essenziale del contratto di lavoro e deve rispettare dei precisi parametri stabiliti dalla legge. In particolare, non può essere inferiore a determinati minimi indicati dai contratti collettivi. La tutela della stabilità lavorativa e dei livelli retributivi sono quindi alla base delle contrattazioni tra dipendenti e datori di lavoro. Esistono però alcune situazioni molto particolari, infatti in questi casi il datore di lavoro può ridurre lo stipendio dei dipendenti. Vediamo quando può accadere e quali sono le tutele previste per i lavoratori.

L’inquadramento dei lavoratori subordinati

Il contratto di lavoro deve necessariamente prevedere l’indicazione della mansione del dipendente. Sulla base di tale inquadramento, i contratti collettivi stabiliscono i trattamenti economici minimi. Insomma, stipendio ed eventuali indennità. Le parti possono accordarsi su una retribuzione superiore al minimo previsto dalla normativa ma mai per cifre inferiori. In un solo caso l’imprenditore può annullare un’indennità e quindi ridurre lo stipendio del subordinato. Si tratta dell’indennità di mansione specifica che può annullarsi in caso di modifica contrattuale. Un esempio è l’indennità di cassa pagata ad alcuni sportellisti bancari.

In caso di diverso incarico che non prevede la gestione del contante, la banca potrà revocare unilateralmente questo trattamento economico. Insomma, in questi casi il datore di lavoro può ridurre lo stipendio dei dipendenti ma si tratta di indennità aggiuntive, non del salario.

In questi casi il datore di lavoro può ridurre lo stipendio dei dipendenti

Esiste un’altra casistica che può comportare la riduzione dello stipendio di un lavoratore dipendente. Sono situazioni specifiche che prevedono determinate tutele per il dipendente ai sensi dell’articolo 2113 del codice civile. Si tratta del patto di demansionamento, ovvero un accordo tra le parti sottoscritto a tutela e nell’interesse del lavoratore.

Quest’ultimo deve ottenere dei vantaggi quali un miglioramento delle condizioni di vita o un percorso di formazione professionale. Oppure i patti possono tutelare il posto di lavoro ed evitare il rischio di licenziamento. Questi accordi saranno validi solo se sottoscritti in una sede protetta. Ossia alla presenza di negoziatori a tutela del lavoratore. Insomma, in questi casi il datore di lavoro può ridurre lo stipendio dei dipendenti ma solo nel loro interesse. Nonché alla presenza di rappresentanti sindacali o istituzionali. La Redazione di ProiezionidiBorsa ha trattato in diverse occasioni i diritti dei lavoratori. Abbiamo analizzato il mancato pagamento della tredicesima in uno specifico approfondimento.