In Europa i prezzi esplodono e le Borse festeggiano ma sull’economia UE aleggiano brutti presagi

inflazione

In Europa le Borse chiudono l’ultima seduta della settimana in rialzo. Il trimestre che si sono lasciate alle spalle è il peggiore dal marzo del 2020. Anche se le Borse sono salite, una serie di dati economici diffusi oggi fanno supporre che per l’economia UE i prossimi mesi saranno complicati.
Un po’ a sorpresa oggi le Piazze azionarie del Vecchio Continente hanno accolto positivamente i dati sull’inflazione nell’Unione Europea. Secondo la stima preliminare di Eurostat, l’inflazione nella zona euro a marzo è balzata al 7,5%, contro il 5,9% di febbraio. Gli analisti si attendevano un rialzo al 6,6%. Dal 1991 non si era mai toccato un livello così alto. Naturalmente questo balzo in alto impone agli analisti e agli operatori la domanda su cosa farà la Banca Centrale Europea. Ricordiamo che il target di inflazione fissato dalla BCE è al 2%.

In Europa i prezzi esplodono e le Borse festeggiano ma sull’economia UE aleggiano brutti presagi

Secondo la presidente Christine Lagarde, questa fiammata dei prezzi è destinata a rientrare nella seconda parte dell’anno. Tuttavia, molti analisti concordano che alla fine del 2022 l’inflazione media in Europa si attesterà attorno al 6%. Probabilmente la BCE agirà per gradi, per evitare di frenare ulteriormente una crescita economica in rallentamento. Secondo gli analisti della società finanziaria statunitense Standard & Poor’s, per quest’anno la crescita dell’Eurozona sarà attorno al 3,3%, quella USA al 3,2%. Sempre secondo gli analisti di Standard & Poor’s, il prodotto interno lordo medio mondiale per il 2022 salirà del 3,6%. Questi dati, a prima vista, potrebbero sembrare positivi, ma sono molto inferiori a quelli ipotizzati qualche mese fa. Se la guerra in Ucraina continuasse a lungo, la crescita economica potrebbe ulteriormente rallentare nel corso del 2022 e stagnare nel 2023.

Se in Europa i prezzi esplodono al rialzo, una notizia positiva arriva dal fronte del petrolio. Gli Stati Uniti hanno annunciato che metteranno sul mercato un milione di barili al giorno, che fanno parte delle riserve strategiche. La volontà dell’amministrazione americana è aumentare l’offerta di petrolio di 180 milioni di barili nei prossimi sei mesi, per contenere il rialzo dei prezzi. Questa dichiarazione ha fatto scendere il prezzo del petrolio e il future sul Greggio ha toccato i 100 dollari al barile. In giornata i prezzi del WTI sono scesi anche sotto questa soglia. Invece il petrolio Brent, quello del Mare del Nord, si è attestato a 105 dollari.

A Piazza Affari Amplifon è in rampa di lancio

Alla fine della seduta, l’indice Euro Stoxx 50 ha chiuso l’ultimo giorno della settimana e il primo del mese con un rialzo dello 0,4%. La Borsa tedesca ha chiuso in salita dello 0,2% e quella di Parigi dello 0,3%. La Piazza di Londra ha chiuso in rialzo dello 0,3%.
Piazza Affari ha terminato la seduta in progresso dello 0,5% e il Ftse Mib (INDEX:FTSEMIB) ha chiuso a 25.163 punti. La chiusura sopra la soglia psicologica dei 25.000 punti può rappresentare un buon viatico per la prossima settimana.

Tra le blue chips da segnalare il balzo del 3% di Amplifon, che gli operatori da qualche giorno comprano a piene mani. Telecom Italia ancora una volta è stato il titolo peggiore nel paniere delle azioni a maggiore capitalizzazione. La possibilità che il fondo americano KKR possa formalizzare un’offerta d’acquisto entro il 4 aprile si allontana. Gli operatori che nei giorni scorsi avevano comprato Telecom, tra ieri e oggi hanno cominciato a scaricare l’azione. In due giorni i prezzi sono scesi del 10%.

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