La procedura di impeachment cui è stato sottoposto Trump presenta diverse differenze rispetto alla messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica italiana.
Nel caso dell’Italia, è il Parlamento in seduta comune a deliberarla, e poi il giudizio è invece affidato alla Corte Costituzionale, integrata da cittadini con i requisiti per l’elettorato passivo a Senatore della repubblica.
Quindi una sorta di giuria popolare allargata ai giudici della consulta, un mix di giudici togati e popolari.
Questa distinzione viene meno nel caso degli USA.
Impeachment: come funziona il giudizio in Usa?
La Camera delibera infatti la messa in stato d’accusa, mentre il Senato, altro organismo politico, funge da organo giudicante.
Sarà quindi il Senato a decidere se far decadere il Presidente, o se archiviare le accuse.
E’ una differenza fondamentale rispetto al nostro ordinamento, e tutta a favore del Presidente in carica.
Se infatti la Camera vede la maggioranza in mano al partito democratico, il Senato, è repubblicano in maggioranza.
Volendo poi approfondire il tipo di accuse mosso a Trump, si parla di reati un po’ generici, come l’abuso in atti d’ufficio, che non contiene le espresse indicazioni dell’ordinamento italiano.
Cosa è abuso d’ufficio?
Non è molto chiaro nell’ordinamento statunitense.
Anche solo questa diversa configurazione della fattispecie nei due ordinamenti, fa ritenere che sarà molto difficile per l’accusa, sostenuta da commissari nominati dalla Camera, poter dimostrare certe accuse.
Chi dovrebbero chiamare a testimoniare a supporto delle tesi accusatorie?
Il Presidente ucraino?
Ed il presidente ucraino, a maggior ragione se egli stesso avesse qualcosa da nascondere, accetterebbe di deporre?
Nell’ordinamento statunitense, come noto, l’azione penale non è obbligatoria, e probabilmente queste accuse sono state decise, perché deliberate da parlamentari, non tutti giuristi o comunque esperti di diritto.
Probabilmente, se le stesse accuse avessero dovute essere decise da un giurista di professione, con funzioni di procuratore, l’esito finale sarebbe stato a favore di un’archiviazione preventiva.
Anche per questi motivi, ben difficile che ci possa essere un rilevante impatto sui mercati ed ancora meno probabile che il Senato voti contro Trump.
A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT”