Il trend di breve periodo sembra evidenziare la fine della ripresa per i settori value e più tradizionali. Capiamo il perchè.
La settimana chiusa venerdì a Wall Street, ha visto una ripresa dei settori growth che hanno sovraperformato rispetto a quelli più tradizionali. L’abbassamento del rendimento del titolo di Stato decennale americano ha infatti favorito questa dinamica, supportando le quotazioni dei settori più esposti a tale fattore.
Ma vediamo nel dettaglio per settori, l’andamento settimanale.
Tecnologici 2,34%, Servizi di telecomunicazione 1,3%, Healthcare 1%, Consumi ciclici 0,75%, Industriali 0,4%. Poi Materie Prime 0,15%, Consumi difensivi -0,09%, Utilities -0,17%, Finanziari -0,81%, Immobiliare -1,01%, Energetici -1,25%.
A livello mensile invece l’andamento è il seguente:
Tecnologici 8,64%, Servizi di telecomunicazione 5,94%, Healthcare 5,25%, Consumi ciclici 4,65%, Energetici 0,86%, Immobiliare 0,34%, Industriali -0,93%, Utilities -1,38%. Poi Consumi difensivi -1,6%, Finanziari -2,44%, Materie Prime -4,38%.
Negli ultimi 12 mesi invece la performance è la seguente:
Servizi di telecomunicazione 51,58%, Industriali 51,57%, Finanziari 50,83%, Materie Prime 49,65%, Tecnologici 46,46%, Consumi Ciclici 45,24%, Energetici 43,69%, Immobiliare 30,91%, Healthcare 24,55%, Consumi difensivi 19,46%, Utilities 12,79%.
Dai dati sopra riportati si nota che nel breve periodo, una settimana o un mese, i settori growth (Tecnologici, Telecomunicazioni e Healthcare) stanno performando meglio dei value (Materie prime, Industriali e Finanziari). Su periodi più lunghi, 12 mesi, i settori value sono maggiormente interessanti rispetto a quelli growth.
Quali fattori stanno provocando queste dinamiche di mercato?
Il petrolio è aumentato lievemente in questa settimana, passando da 74,05 a 75,19 dollari segnando un progresso settimanale dell’1,54%. La crescita del prezzo del petrolio nelle prossime settimane potrebbe essere corroborata da una buona ripresa dell’economia, dei consumi, dei viaggi e dei trasporti. Eventuali fattori avversi alla crescita del prezzo del petrolio potrebbero invece essere un apprezzamento del dollaro in vista del tapering della Federal Reserve (FED) ed un eventuale ritorno in autunno di nuove misure di contenimento per possibili varianti del Covid.
Il rendimento del titolo di Stato decennale americano è sceso sostanzialmente, passando dall’1,54% della chiusura della scorsa settimana all’1,431% della chiusura di questa settimana, mentre il cambio euro dollaro è passato da 1,1930 a 1,1872 segnando un apprezzamento del dollaro dello 0,5%.
Il trend di breve periodo sembra evidenziare la fine della ripresa per i settori value e più tradizionali
Come valutare questi segnali in chiave strategica?
Questa settimana è stata un po’ anomala in termini di correlazioni tra rendimenti sui titoli di Stato, dollaro e petrolio. L’anomalia viene riscontrata in base alle correlazioni rilevate dalle serie storiche. Ci aspettiamo degli assestamenti nelle prossime settimane. Qualora i rendimenti sui titoli di Stato americano continuino a scendere, anche l’apprezzamento del dollaro potrebbe perdere spinta, favorendo così a sua volta un ulteriore aumento del prezzo del petrolio.
La posizione attuale della FED è quella di due possibili rialzi da 0,25% entro il 2023. Tra oggi ed il 2023 molte cose possono accadere, ma qualora dovesse realizzarsi il piano della FED, questo potrebbe portare i rendimenti del decennale americano attorno al 2% e oltre. Questa dinamica potrebbe avere possibili ripercussioni negative sulle valutazioni dei settori che quotano oggi a multipli più elevati come appunto i growth.
In aggiunta resta l’incognita autunno con i possibili rischi causati da nuove varianti. Nuove misure di contenimento avrebbero almeno nell’immediato una ripercussione negativa su tutti i settori. In questo caso i settori con quotazioni più elevate rispetto ai multipli, verrebbero colpiti maggiormente ed offrirebbero quindi opportunità di acquisto a prezzi più interessanti di quelli attuali.
Conclusioni
Per i motivi elencati qui sopra, manteniamo nel complesso un approccio cauto verso i settori growth. Riteniamo, nonostante le dinamiche settimanale e mensile, che la rotazione verso settori value non si sia ancora esaurita ed offra ancora un rapporto rischio/rendimento migliore rispetto ad altri settori.