Le Borse europee e Piazza Affari ieri hanno retto per mezza giornata. Poco prima dell’apertura della Borsa americana, alle 15,00 circa, la Borsa italiana era tornata sopra la pari. Poi è accaduto un fatto che ha fatto cadere il nostro listino e le Borse europee. Questo evento è importante perché testimonia la paura che sta condizionando adesso il mercato.
Nel pomeriggio si è diffusa la notizia che il gasdotto Yamal aveva interrotto il flusso di gas dalla Russia alla Germania. Quando il mercato ha appreso la notizia gli operatori hanno iniziato a vendere azioni a piene mani. Inoltre il prezzo del petrolio è tornato a salire. Eppure solo un paio di ore prima i prezzi del future sul greggio erano scesi per indiscrezioni sulla possibilità che l’Iran tornasse ad esportare petrolio. Questo rumor non solo ha fatto scendere il valore del greggio in pochi minuti ma ha spinto in rialzo le Borse.
Queste due eventi indicano chiaramente che in questo momento il mercato ha paura di una nuova fiammata del petrolio e del gas. Questo perché il rialzo di queste materie prime può mettere seriamente in pericolo la crescita economica soprattutto in Europa. Il mercato non teme l’effetto delle sanzioni. Gli operatori sembrano iniziare a capire che tutto sommato le conseguenze per l’economia europea al netto dell’energia non saranno troppo pesanti. Il problema vero è la dipendenza del Vecchio Continente dalle fonti di energia provenienti dalla Russia. Se il flusso di gas da Mosca si interrompesse cosa accadrebbe?
Il timore che si possa verificare una particolare condizione tiene sotto scacco i mercati e spinge alle vendite in Borsa
Ieri sono stati diffusi alcuni dati confortanti che indicano che la crescita economica è ancora forte. Il problema è che sono dati riferiti allo scorso mese, prima dello scoppio della guerra. In Italia a gennaio l’occupazione è rimasta stabile come a dicembre. Il tasso di occupazione è rimasto stabile al 59,2% e il tasso di disoccupazione è all’8,8%. Ma da adesso occorrerà fare i conti sull’impatto della guerra sull’economia della UE e dell’Italia.
Anche l’Italia ha il timore che si possa verificare l’interruzione del gas perché il nostro Paese importa il 40% del prodotto dalla Russia. Ieri per il Ftse Mib (INDEX:FTSEMIB) è stata una ennesima giornata difficile. Dopo un avvio in timido rialzo, i prezzi si sono mantenuti stabili sotto la parità per tutta la mattina. Nel primo pomeriggio hanno guadagnato terreno e sono tornati in positivo sulla notizia del possibile ritorno dell’Iran all’esportazione di petrolio. Poi la notizia dell’interruzione del gasdotto Yamal ha indotto gli operatori a vendere a piene mani.
Alla fine della seduta l’indice maggiore di Piazza Affari ha chiuso in calo del 2,3%, terminando a 23.958 punti. Area 23.900-24.000 punti è un livello determinante per il nostro listino. Una chiusura sotto questa soglia potrebbe fare scendere i prezzi fino al primo target di 23.500 punti, ai livelli di 12 mesi fa.
Un ritorno dei prezzi sopra la soglia dei 24.000 punti sarebbe un segnale di incoraggiamento. Ma occorre considerare che oggi è l’ultima seduta della settimana e in genere in condizioni di negatività gli operatori preferiscono non comprare di venerdì.
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