«Il PD deve scendere tra la gente e contaminarsi», il messaggio del componente della direzione nazionale Vittoria al Segretario Letta

Franco Vttoria

«C’è bisogno di recuperare l’umano, ascoltare i territori soprattutto nel Mezzogiorno […] Il PD non deve essere una gabbia ma aprire porte e finestre per dare spazi di libertà». Ed eventualmente valutare quel «campo largo che deve partire dal basso» per sfidare il centro destra. A fornire spunti di riflessione sulle elezioni politiche del 2023 e in particolare sul PD nel Centro Sud è Franco Vittoria. Membro della Direzione nazionale del Partito Democratico, Vittoria è docente presso l’Università «Federico II» di Napoli. Insegna Istituzioni Politiche e Riforme Istituzionali presso la Facoltà di Scienze Politiche.

Che partito è oggi il PD?

«Come indicato dal Segretario Enrico Letta, indubbiamente il PD è un partito di prossimità che però devo dire fa fatica a mettersi in moto. Occorre applicare realmente l’idea che occorre prendersi cura dell’altro, dei luoghi e degli spazi».

Ci spieghi meglio…

«Ad esempio è stato avviato il tesseramento on line. Per riorganizzare un partito di prossimità è importante coltivare la militanza. Il tesserato non è un numero ma una persona che deve essere attiva, capace di scambiare idee e confrontarsi in presenza con gli altri. È importante stare vicino alla gente. Soprattutto nel Mezzogiorno io sento questa necessità. Occorre stare vicini alle diseguaglianze perché le tragedie come la pandemia e la guerra ci riconsegnano una mappa di civiltà nuova».

In questi contesti complessi e ibridi che ruolo hanno i partiti e il PD in particolare?

«I partiti possono e devono avere un grande presente e un ottimo futuro. Sono custodi e sentinelle di spazi culturali dove si organizza la classe dirigente. L’idea di fare partito significa capire come il PD possa avere ancora l’idea di costruire uno scenario».

«Il PD deve scendere tra la gente e contaminarsi», il messaggio del componente della direzione nazionale Vittoria al Segretario Letta. Ci sono delle criticità?

«Spesso in molti luoghi troviamo “capi bastoni” cioè coloro che hanno in testa un partito “gabbia”.  Pensano di essere gestori e non puntano ad aprire porte e finestre per un movimento aperto dove tutti possono diventare protagonisti. Spesso un movimento diventa un partito-gestione e si lascia fuori tanto capitale umano, movimenti sociali e culturali che potrebbero arricchire. La Direzione nazionale deve prendersi cura di questi aspetti».

In che senso? Cosa dovrebbe fare?

«È indubbio che Letta sta facendo il massimo e questi problemi arrivano sulla tavola di ogni Segreteria. Bisogna organizzarsi con una visione ampia della società e con l’idea di un partito che nel Mezzogiorno punti sui talenti, sulle Università e sull’idea che dobbiamo tenere in piedi l’equazione legalità e libertà. Non possiamo far diventare il partito solo una nuvola: ci sono le piattaforme, il tesseramento online. Invece, Le ripeto, credo molto nel tesseramento militante che non si slega dalle comunità. I circoli vanno rivisitati e rilanciati. Occorre una grande vocazione per rimettere in sesto un grande concetto culturale».

Forse la pandemia ci ha un po’ impigriti, preferiamo il virtuale al reale…

«Certamente la pandemia c’entra però noi ci troviamo di fronte ad una crisi delle forme che accompagna tutte le agenzie di organizzazione. Vede anche la Chiesa sta vivendo una crisi delle forme perché si preferisce coltivare la fede in modo intimistico e non più nella dimensione pubblica. Questa crisi accompagna la cultura tutta. A questo punto ci chiediamo come ricostruire. Più che una sorta di pigrizia manca la mediazione perché siamo dentro una bolla che evita i legami, le relazioni. E se c’è crisi nello spazio pubblico c’è anche crisi anche nei partiti».

Quali sono le conseguenze?

«Viene fuori una disaffezione e un disinteresse per gli spazi di confronto. Non dimentichiamo che la prima regola per fare partito è che il conflitto di idee genera crescita e arricchimento. E il PD ha l’ambizione di essere un partito società però l’organizzazione non dev’essere una gabbia ma un luogo aperto agli altri, a spazi di libertà». 

Ci sono delle crepe quindi?

«Credo che il Segretario nazionale dovrebbe avere la capacità di girare, di contaminarsi in tanti territori e comunità. Di visitare e ascoltare i luoghi del sapere, del lavoro. È importante avere la percezione di quello che c’è ma soprattutto ascoltare. Scendere sui territori perché c’è una generazione cui noi non parliamo più. Parte della popolazione si sente tradita o neanche sfiorata. Quindi va fatto uno sforzo verso modelli di organizzazione un po’ diversi. Nel centenario di Pier Paolo Pasolini per dirla con parole sue, bisogna andare nelle borgate, nelle comunità, nell’entroterra, nei paesi  e nei borghi».

Il PD è in testa nei sondaggi per merito proprio o per le inefficienze degli altri?

«Indubbiamente c’è un lavoro di Letta che è positivo però non ci possiamo fermare ai sondaggi perché c’è una crisi dell’umano che ha bisogno di cura. Molto probabilmente abbiamo bisogno di una nuova grande ideologia».

Come vi ponete rispetto agli altri partiti?

«Io credo che la maturità di una classe dirigente non sia rincorrere gli umori perché poi cambiano. Si guardi Salvini ad esempio. Il punto vero è che in una fase del genere, le leadership sono sempre più orientate ad annusare gli umori del popolo. Questo spesso rende le classi dirigenti e i partiti un po’ emozionali. Manca la razionalità».

Il Movimento 5 Stelle…. lo recuperate?

«Mi auguro che Giuseppe Conte possa riprendere il filo dei 5Stelle. Hanno avuto un’idea progressista e mi auguro possa far seguito un lavoro pratico. Vede c’è bisogno di un partito che può concorrere a ricostruire il “campo largo” di cui ha parlato per primo Goffredo Bettini».

Il campo largo è sempre un’idea percorribile?

«Il PD guarda bene al campo largo purchè si tenga conto di quello che accade in una società. Non è che si può continuare a rincorrere gli umori. Il PD ha la schiena dritta e ha necessità di ripensare a nuovo modello di organizzazione. Mi auguro sia di prossimità e cura della persona».

«Il PD deve scendere tra la gente e contaminarsi», il messaggio del componente della direzione nazionale Vittoria al Segretario Letta. Con l’auspicio che il messaggio arrivi a Roma forte e chiaro.

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