Il Mondo osserva l’Ucraina ma il primo colpo della guerra 3.0 è partito e si chiama energia

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Al di là se la Russia attacca o meno l’Ucraina, ed è probabile che lo faccia, la guerra è già in corso. Ed è partita dalla fine, dalle conseguenze che normalmente genera una situazione di conflitto. Il caro energia altro non è che il frutto di una guerra 3.0 che si sta combattendo in modo silente. Sottoterra. Lungo le tubature del gas dove la battaglia si combatte con i rubinetti un po’ aperti e un po’ chiusi. Nel frattempo, i Paesi sono presi da incontri istituzionali. E ancor più dalla conta delle navi nel Mediterraneo. Poi dall’osservazione delle esercitazioni militari nell’attesa che il peggio arrivi mentre il Mondo osserva l’Ucraina.

Mediazioni

Qualche giorno fa Macron ha incontrato Putin. Sei ore di colloquio e un dispendio enorme di energia (umana s’intende) per il Presidente francese. Ancora prima, nella seconda decade di gennaio, lo «Zar» di Mosca ha incontrato alcuni esponenti dell’imprenditoria italiana in videoconferenza per rassicurare sulle forniture «sicure» per le imprese italiane. C’era anche il numero uno di ENEL, Francesco Starace, sebbene in questo scenario forse chi paga meno sono proprio gli operatori dell’energia.

Guerra 3.0

Prima ancora che la Russia scenda realmente in campo, ammesso lo faccia, la siringa virale è già arrivata e produce sintomi avversi che saranno con noi per mesi. Si tratta di un terzo conflitto mondiale, senza morti e nemmeno feriti. Ma che mette in ginocchio famiglie e imprese. Macerie, come quelle lasciate in eredità nel secondo dopoguerra. In questo caso la procedura è inversa: prima i danni, poi forse, l’uso delle armi.

Gli aiuti del Governo

Il premier Mario Draghi ieri in quel di Genova ha promesso a breve nuove misure a sostegno del caro energia. Certamente un aiuto. Una toppa su un vestito logoro sbiadito dal fatto che produciamo in house molto meno del nostro fabbisogno. Incrementeremo l’eolico, il fotovoltaico. Poi ci sono i risultati eccellenti del JET (Joint European Torus) che rappresenta l’esperimento più importante d’Europa per la fusione nucleare. Va tutto bene. Il problema è la tempistica. Se Roma non è stata fatta in un giorno, figuriamoci quanto occorre per rendere un Pese autonomo nella produzione di energia. Se poi aggiungiamo i Comitati per il “no”: no eolico; no nucleare, no a tutto, la tabella di marcia scivola ancora più avanti.

Il Mondo osserva l’Ucraina ma il primo colpo della guerra 3.0 è partito e si chiama energia

Lo «Zar» ci tiene in pugno, sebbene tutto ci lascerebbe pensare che siamo Paese ufficialmente amico. Però il concetto di amicizia nelle strategie politico economiche è molto relativo. Soprattutto se il Paese amico lo è anche di altri che magari sono considerati ostili dall’ex Unione Sovietica. In questo caso l’«amico» paga pegno.  In bollette salatissime, negozi e imprese costrette a chiudere. Portafogli delle famiglie sempre più vuoti. In una parola, povertà e rischio recessione. Nel frattempo si osserva l’Ucraina ma il primo colpo della guerra 3.0 è partito.

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