Nella riunione di settimana scorsa, il board della Bank of England ha dato un magistrale esempio di come una Banca centrale dovrebbe agire in una fase di ripresa post pandemica, come quella attuale, per fronteggiare il problema dell’uscita dalle politiche monetarie ultra espansive intraprese negli ultimi anni, in un ambiente economico caratterizzato dal ritorno dell’inflazione.
Nonostante la Banca centrale del Regno Unito abbia lasciata inalterata la sua stance di politica monetaria, infatti, i banchieri centrali hanno usato toni molto diretti e chiari a proposito della forward guidance per il futuro.
Il magistrale esempio del board di Bank of England
I banchieri centrali sono partiti, come al solito, dall’analisi attenta dei dati previsionali, che mostrano un aumento del tasso d’inflazione nei prossimi mesi, il quale dovrebbe toccare il suo picco quest’anno al +4,0%, per poi ridiscendere al +1,9% nel 2023. Il fenomeno inflattivo avrebbe quindi, almeno secondo queste stime, una natura più transitoria che temporanea. È questa una ipotesi del tutto analoga a quella formulata da altre Banche centrali, soprattutto dalla Federal Reserve e dalla Banca Centrale Europea.
Ma a differenza delle altre due, la BoE si è posta un grosso beneficio del dubbio sulla natura transitoria dell’inflazione attuale, riservandosi, prima di prendere le prossime decisioni su tassi d’interesse e offerta di moneta, di monitorare attentamente l’andamento dei costo del lavoro nel Regno Unito. Sarà proprio la temporaneità o meno dell’aumento di questo parametro, e il conseguente rischio della creazione di una spirale salari-inflazione, a dettare la politica di restringimento monetario della BoE in futuro.
Il messaggio ai mercati
Il messaggio è stato fatto passare chiaramente e obiettivamente ai mercati, conferendo credibilità all’istituzione monetaria e facendo ben intendere agli investitori cosa dovranno monitorare nei prossimi mesi. In ogni caso, i banchieri centrali hanno lasciato capire che, stanti le attuali previsioni macroeconomiche per il Regno Unito, un aumento, anche se lieve, dei tassi d’interesse e una riduzione degli acquisti di bonds ci sarà senz’altro. Per concludere a proposito del magistrale esempio del board di Bank of England, l’atteggiamento assunto è un atto di coraggio ed onestà intellettuale che anche le altre Banche centrali dovrebbero seguire, in un momento in cui parlare di politiche monetarie restrittive sembra essere diventata ormai un’eresia.