Il figlio maggiorenne che non riesca a diventare economicamente indipendente, prima di rivolgersi ai genitori, deve tentare di accedere alle forme di sostegno sociale predisposte dallo Stato

reddito di cittadinanza

L’Italia è uno dei paesi europei in cui i giovani lasciano casa dei genitori all’età più avanzata, la media parla di 30 anni circa. Subito sotto, si trovano Spagna e Portogallo dove l’età media si aggira intorno ai 29 anni. Quindi un dato piuttosto diverso rispetto a quello di Danimarca e Finlandia, dove la media abbandona la casa natale a 21 anni, o di Francia e Germania, rispettivamente 23 e 24 anni. 

Oltretutto in Italia abbiamo un tasso piuttosto elevato di disoccupazione e inattività giovanile. La disoccupazione è il tasso di persone disoccupate che, però, sono in cerca di un lavoro. Invece l’inattività misura il tasso delle persone che non sono occupate (o non studiano) e non cercano un lavoro. Oltre a questo i percorsi universitari italiani completi sono piuttosto lunghi ed i giovani finiscono di studiare nella seconda metà dei loro vent’anni. 

Ecco quando l’assegno di mantenimento non è più dovuto al figlio maggiorenne secondo le sentenze della Cassazione 

Per questo insieme di fattori, nelle famiglie italiane è molto diffuso il problema della gestione dei rapporti economici tra figli maggiorenni ed i loro genitori. La legge impone ai genitori di mantenere ed educare i figli, intanto nella stessa Costituzione all’articolo 30 ma anche nel Codice civile all’articolo 147 c.c. La legge non pone, però, un termine temporale a questo obbligo di mantenimento. Anzi invero, l’articolo 337 septies c.c. prevede che il giudice, valutate le circostanze, possa disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico.

Dunque, non esiste un termine legale all’obbligo di mantenimento dei figli. Questo termine, in ogni caso, sicuramente non coincide automaticamente con la maggiore età. La giurisprudenza ha, però, nel tempo creato una sorta di elenco dei casi in cui termina per i genitori l’obbligo di mantenere i figli. Tra le molte ipotesi analizzate dalla giurisprudenza ecco quando l’assegno di mantenimento non è più dovuto dai genitori ai figli. 

Il figlio maggiorenne che non riesca a diventare economicamente indipendente. Ecco cosa stabilisce la Cassazione

Ormai la Cassazione ritiene, in maniera solida, che la valutazione delle circostanze per cui i genitori devono pagare al figlio l’assegno di mantenimento vanno analizzate dal giudice caso per caso. Nella valutazione di queste circostanze concrete, sicuramente, elementi molto importanti sono l’età del giovane e l’impegno profuso nello studio e nella ricerca di un lavoro. Questo per evitare che i ragazzi pesino indefinitamente sulle spalle dei genitori. 

La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza 38366 del 2021, ha fatto chiarezza su di un’ipotesi specifica. I giudici hanno spiegato che se il figlio maggiorenne non riesce a trovare un lavoro stabile, ottenendo cosi l’indipendenza economica, non si deve rivolgere ai genitori. Cioè se il figlio ha seguito un certo percorso di studi e non riesce a vivere di ciò che ha studiato può accedere agli strumenti di sostegno sociale predisposti dallo Stato. Un esempio classico di questi strumenti di sostegno al reddito può essere proprio il reddito di cittadinanza. Dunque il figlio maggiorenne che non riesca a diventare economicamente indipendente, prima di rivolgersi ai genitori, deve tentare di accedere alle forme di sostegno sociale predisposte dallo Stato.