Il dispiegamento di forze nei Balcani oltre l’Ucraina e alle porte di Helsinki, anche la Cina in campo

NATO

L’effetto domino del conflitto non riguarda solo gli aspetti economici e il potere di acquisto dei cittadini. Non solo la turbolenta faccenda del gas da cui non sappiamo come uscirne. Perché, diciamolo, nonostante la somma dei vari stock di import provenienti da altri Paesi, ancora non riusciamo ad eguagliare la quantità che ci giunge dalla Russia. Per non parlare dei costi, certamente più alti. Poi c’è l’acciaio, il ferro e altri metalli. Il grano, altri cereali e i prodotti fitosanitari per le coltivazioni. A parte queste recrudescenze, c’è molto altro. E poi la possibilità che all’indomani del 9 maggio (data presunta in cui nei «piani» di Putin ci sarebbe la fine del conflitto) il focolaio si sposti altrove. Magari non nell’immediato ma appena i militari russi, quelli ancora in vita, riprendono fiato.

Cosa accade intorno

L’attenzione sale perché sembrerebbe che nel dispiegamento di forze nei Balcani ci sia anche la Cina in campo. Ma procediamo con ordine. Svezia e Finlandia resesi conto delle mine espansionistiche della vicina Russia hanno chiesto l’adesione alla NATO. E i due Paesi stanno spingendo forte avanzando in una lotta contro il tempo, consapevoli del rischio che corrono. Il punto è che la faccenda ha esacerbato lo zar. Sembra infatti abbia dato disposizioni circa il dispiegamento di un cordone di forze armate al confine con Helsinki. Quanto basta per motivare ulteriormente la leader Sanna Marin a bussare con insistenza alle porte della NATO. E con lei anche la Svezia.

Il dispiegamento di forze nei Balcani oltre l’Ucraina e alle porte di Helsinki, anche la Cina in campo

Nell’area frantumata in tante piccole Nazioni più o meno indipendenti, alcune filorusse e altre filo europee, sia l’Occidente che la Russia sono presenti. La Cina (immaginiamo per conto dell’ex Unione Sovietica) nei giorni scorsi ha inviato sei cargo militari in quel di Belgrado. La sortita ha stupito molto la NATO che ha innalzato il livello d’allerta. Nel frattempo, l’Italia tramite il Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico ribadisce la sua vicinanza all’Albania. Infatti Fico si è recato a Tirana per avvalorare e consolidare i rapporti. A dire che la Russia e l’asse Atlantista ormai si parlano a suon di azioni e invio di armi. I colloqui e i negoziati sono fermi al palo e anche quando ci sono, professano propositi e concetti cui non corrispondono i fatti. Nel nome della Pace, i due contendenti, ciascuno per la sua parte, cerca la vittoria che è concetto diverso. La Pace presuppone non ci sia l’impiego di armi. La vittoria si ha quando le forze armate dell’uno hanno avuto la meglio sull’altra nell’ambito di un combattimento armato che avviene tra due parti.

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