Il coronavirus accelera la crisi dei centri commerciali

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Il coronavirus sta lentamente modificando le abitudini degli italiani, specialmente nel Nord Italia, imponendo nuovi stili di vita. Il divieto di frequentare luoghi affollati ha portato alla desertificazione dei centri commerciali, che in alcuni casi, dato la scarsa affluenza, hanno deciso di rimanere chiusi. Lo scorso week end Il Centro, il più grande centro commerciale di Italia, ad Arese, nord Milano, con oltre 180 negozi, era chiuso. Stesso discorso per Isola, un grande e nuovo outlet a est di Milano, chiuso domenica 1 marzo e desolatamente deserto durante la settimana. Sono solo due esempi ma se ne potrebbero fare a decine nel nord Italia.

Il coronavirus accelera la crisi dei centri commerciali?

Che i centri commerciali non godano di buona salute lo si è cominciato a capire dopo da tempo. La crisi è iniziata dopo la fase di recessione del 2008. Da allora è iniziato un declino che sarà inarrestabile se non si pone rimedio con soluzioni che cambino il modo di vivere i centri commerciali. Ma prima di analizzare le cause della crisi e le possibili soluzioni vediamo altri due esempi, prendendo sempre Milano, patria italiana dei centri commerciali. Il centro Auchan a nord di Milano, oltre 100 negozi, ha chiuso i battenti 5 anni fa e adesso lo stanno smantellando. Il Supermercato della catena nazionale Il Gigante all’interno del Centro Vulcano, a 1 km dal centro Auchan smantellato, chiuderà. Se non si trova un accordo per il rinnovo dell’affitto dopo 14 anni il supermercato cesserà l’attività e lascerà a casa i 120 dipendenti . Due esempi a Milano, ma fatevi un giro nei centri commerciali in Italia e vi accorgerete quanti sono i negozi chiusi al loro interno.

Si va sempre meno nei centri commerciali

Il coronavirus accelera la crisi dei centri commerciali? Le disposizioni a non frequentare luoghi pubblici affollati, le chiusure di cinema, spesso nei centri commerciali, potranno introdurre una nuova abitudini? Si creerà un nuovo stile di vita che porterà a frequentare meno questo luoghi di aggregazione di negozi? Negli Usa, patria dei centri commerciali, la crisi è già iniziata. Nel 1999 i cosiddetti Mall avevano guadagni per 230 miliardi di dollari scesi a 155,5 miliardi nel 2016. Uno studio prevede che entro il 2023 chiuderanno 1000 centri commerciali e la loro quota nella vendita di abbigliamento crollerà del 66%. Secondo questa ricerca, le ragioni della crisi sono dovute a un cambio nel comportamento d’acquisto della generazione Y, i millennial.

Questi non spenderebbero più i propri guadagni nei negozi fisici, ma nelle piattaforme di e-commerce, dove possono trovare una scelta di prodotti più vasta a minor costo. Vanno nei centri commerciali, provano il prodotto e poi lo ordina con il telefonino. La catena fa fatturato, ma il punto vendita no. E soprattutto non fanno fatturato gli altri punti vendita, dove i millennial non si affacciano neanche.

Le soluzioni sono semplici

Il coronavirus accelera la crisi dei centri commerciali? Tenderanno i millennial ad andare sempre meno in questi centri? La generazione Y di oggi saranno coloro che metteranno su famiglia domani, saranno la base portante della domanda dei prossimi 30/40 anni. Se la tendenza a non comprare nel punto fisico diventa una abitudine affermata, anche grazie al coronavirus, per molti mall italiani sarà la fine. Quali le soluzioni? I giovani, ad oggi, guadagnano il 19% in meno dei loro genitori  quando avevano la loro età. Occorre capire che le capacità di spesa nei prossimi anni si ridurranno. Occorre necessariamente abbassare il livello medio dei prezzi e portarlo ad essere concorrente con l’online. E i Centri commerciali devono diminuire i costi per gli stessi commercianti all’interno delle strutture, così che possano offrire un prezzo più competitivo al cliente. Altrimenti si fa la fine del Gigante del Vulcano, si chiude i battenti perché non è più conveniente stare aperti.