I titoli azionari con dividendi superiori al 10% pagheranno la cedola? A rischio le rendite per molti risparmiatori?

Ftse Mib future

A rischio le rendite per molti risparmiatori!?

I Titoli azionari con dividendi superiori al 10% pagheranno la cedola?

E’ una questione di cui sta parlando, inevitabilmente, nei corridoi delle aziende, delle imprese italiane. Il momento storico è probante, l’epidemia di coronavirus ancora non ha visto il picco, i mercati sono in preda alla volatilità. La tendenza è ancora verso un deciso ribasso. Cosa fare dei propri dividendi? Come comportarsi nei confronti degli azionisti, che hanno prestato soldi comprando i titoli azionari della società? Confermare il dividendo? Confermare la sua portata? O diluirla? E, magari, annullarla, tenendo i soldi in azienda?

La professione più difficile in Italia, in questo momento, escludendo chi ha a che fare ogni giorno col coronavirus di persona, è quella di AD di un’impresa, soprattutto se questa è quotata. Le domande di cui sopra sono pressanti, e richiedono risposte chiare e inequivocabili.

La cedola verrà pagata?

Siamo ancora all’inizio della crisi economica vera e propria, ed è quindi troppo presto per dare una risposta chiara. Non abbiamo ancora i dati del PIL trimestrale, i primi che indicheranno la portata della sicura recessione a cui andiamo incontro. Perché è bene essere più realisti del re, l’Italia incapperà in una severa recessione visto il lockdown. Ancor di più adesso che sono state chiuse le imprese che non producono servizi essenziali.

Questo fatto, in prospettiva, pone ancor di più le domande che facevamo all’inizio. Le cui risposte, purtroppo, potrebbero essere negative. Diciamo potrebbero, usando il condizionale, e non l’imperativo, perché molto dipende da un singolo fattore: la solidità dell’impresa in questione.

I Titoli azionari con dividendi superiori al 10% pagheranno la cedola?

In Italia non ci sono molte aziende con dividendi così alti da dover pagare agli azionisti, e non ce n’è nessuna sul Ftse Mib, l’indice principale. Ci va vicina Intesa Sanpaolo (MIL:ISP), che offre il dividendo più alto con un DY di 7,91%. Seguono ENI, Poste Italiane, UnipolSai e TIM, che pagano tutti più del 5%.

Quindi, rifacciamoci la domanda posta sopra. La solidità economica di queste aziende permetterà la conferma del dividendo? Oppure ci sarà un suo ridimensionamento. E, se sì, di quanto?

Crediamo che la situazione, a livello economico, impatterà anche su quella finanziaria. La stessa Intesa a dicembre avrebbe pagato l’8,39%. Dei 5 titoli appena nominati tre sono di ambito finanziario e parafinanziario, notoriamente i più colpiti dalle crisi, vista la loro fragilità endemica. Uno è attivo nel settore più bistrattato del periodo, quello energetico, e petrolifero in particolare. Solo TIM, che fornisce servizi di telecomunicazione che contano sul pagamento, sembra al riparo o quantomeno quella che assorbirà meglio i colpi.

I dividendi verranno pagati?

Il dividendo medio del Ftse Mib, al momento, è del 2,90%. Riteniamo altamente improbabile che rimanga tale, per le motivazioni spiegate. Alcune società taglieranno il dividendo anche del 50% in vista dei prossimi mesi, quando ci sarà lo stacco annuale. Alcune, sicuramente, lo annulleranno del tutto e, se fanno utili, li terranno in azienda per investirli nella medesima e consentire la prosecuzione del business al meglio.

Quindi, non tutti verranno pagati, e dipenderà solo ed esclusivamente dalla tenuta finanziaria della società in questione. Prestate attenzione alle notizie dei titoli in cui siete investiti, e comportatevi di conseguenza.

E una raccomandazione: non fate di tutta l’erba un fascio. Ci sono casi e casi.