I retroscena dell’accordo Cattolica-Generali: perché questa intesa s’aveva da fare. Tutto fatto. Generali, il Re Leone di Trieste, la più grande compagnia assicurativa italiana, si è presa Cattolica. Per meglio dire, ha preso il 24,4%, sborsando 300 milioni di euro. Ma è nettamente il primo azionista, davanti alla Berkshire Hathaway di Warren Buffett, che ha “solo” il 9%. E che era il precedente primo azionista della società veronese. Generali pare aver battuto sul filo di lana rivali del calibro di Allianz, AXA e Groupama. Ma, per farlo, avrà strapagato la sua (grossa) quota in Cattolica? Ai posteri l’ardua sentenza.
Tutto è avvenuto nell’ultimo mese. Per la precisione dopo la lettera dell’IVASS, l’authority vigilante sulle assicurazioni, a Cattolica. Dove si invitavano i veronesi ad aumentare il capitale. E quindi ecco l’accelerata di Trieste. Che ha offerto sostanzialmente tre cose. La trasformazione in SpA di Cattolica; accordi industriali e commerciali di peso; la facoltà di poter sottoscrivere un ulteriore aumento di capitale fino a 200 milioni. Per adesso sembra tutto a posto. Nel prossimo futuro saranno messi a fuoco gli aspetti decisivi. Cioè asset management, comparto salute e quello danni (dove Cattolica è quinta in Italia). Ecco i retroscena dell’accordo Cattolica-Generali: perché questa intesa s’aveva da fare.
I retroscena dell’accordo Cattolica-Generali: perché questa intesa s’aveva da fare
Cattolica sembra la vera vincitrice. Trova l’aumento di capitale e si garantisce l’opzione di altri 200 milioni. Si sbarazza del voto capitario trasformandosi in SpA. Ed anche del folle comma che poteva permettere di bloccare il voto a chi non fosse di provata fede cattolica… Non solo, ma le centinaia di parrocchie ed enti religiosi che sono affezionatissimi clienti della compagnia veronese hanno solo da guadagnare dall’arrivo di un colosso come Generali (e viceversa). Sembra che da Omaha, quartier generale di Buffett, abbiano detto che va bene così. Se il valore della società, e del titolo, salirà, tanto di guadagnato. E servirebbe, viste le perdite subite da Buffett dall’inizio della crisi.
Per Generali è un piccolo passo.
Ma è stato fatto nel solco della strategia di fusioni ed acquisizioni che analisti come la banca svizzera UBS avevano già anticipato. L’operazione è tutta italiana, ed a livello politico piace a tutti. E rafforza ulteriormente la leadership di Generali, rendendola meno contendibile sul piano strettamente operativo di società di assicurazioni. Non solo. Consente al Leone di Trieste di rafforzare la propria posizione in Europa e esclude gli americani dal controllo della compagnia. Philippe Donnet, il CEO, sembra azzeccarle tutte, per ora.
Ma davvero non ci sono difetti, in questo accordo? Forse solo uno. Il non immediato ritorno del capitale investito. Questo perché Generali genererà ulteriori entrate derivanti dai servizi aggiuntivi forniti, sebbene la portata di questo importo sia ancora sconosciuta. Probabilmente essi deriveranno dall’assunzione di una parte di Cattolica Investimenti, e da un accordo di rinegoziazione del ramo danni. Chi vivrà, vedrà. E, per società che prosperano sulle polizze vita, è una verità assoluta.