Se la situazione relativa al nuovo Dpcm ed alla probabile proroga dello stato emergenziale comporta nuove tensioni essenzialmente tra maggioranza ed opposizione, gli appuntamenti con alcuni scottanti dossier governativi rappresentato un terreno di netta divergenza all’interno della stessa maggioranza governativa.
Si tratta, non a caso, di questioni rilevanti in primis da un punto di vista economico, e che potrebbero avere pesanti ripercussioni a livello nazionale.
Gli scottanti dossier del Governo
Parliamo di questi temi
- Revoca concessione ad Aspi
- Mes
- Recovery fund
Revoca concessione ad Aspi
Si tratta di una questione che riguarda, essenzialmente, le accuse di mala gestio rivolte ad Aspi (Autostrade per l’Italia), società del gruppo Benetton, concessionaria di parte significativa delle nostre infrastrutture autostradali.
Una parte della maggioranza, soprattutto i pentastellati, avevano dichiarato a chiare lettere di volere la revoca della concessione, ma altri partners di Governo, in primis Italia viva, non sono affatto d’accordo.
In questi ultimi giorni la situazione è andata accelerando, su questo tema, con la decisione di Conte di porre una sorta di aut aut.
O la società comunicava al Governo una proposta di modifica delle attuali condizioni condivisibile da parte governativa, oppure sarebbe arrivata la revoca.
Ma quali problemi porrebbe la revoca?
In primis, come abbiamo detto, un problema politico.
Il tema è rilevante e probabilmente su questo alcuni alleati, soprattutto Italia viva, non potrebbero accontentarsi di qualche scaramuccia verbale, per poi continuare però a votare la fiducia, come successe nel caso delle mozioni contro il guardasigilli.
Si fa infatti presente, da parte di coloro che sono contrari alla revoca, una serie di problematiche di tutto rispetto. Principalmente, il fatto che la revoca, intanto, non sarebbe una conseguenza giuridicamente certa, neppure in caso di constatazione giudiziaria di eventuali responsabilità. E tale circostanza comporterebbe un quasi certo contenzioso giudiziario, con probabile richiesta economica, allo stato, di diversi miliardi a titolo di indennizzo.
Ma i problemi non si fermerebbero qui. Occorre poi rispondere ad una serie di domande, come le seguenti.
A chi spetterebbe la gestione dei tratti autostradali, oggetto delle revoca al precedente concessionario? Come scegliere il nuovo gestore? Con quale procedura e con quali criteri?
Intanto che la procedura individui il successivo gestore, chi gestirebbe il tutto?
Se esiste una responsabilità dell’attuale gestore, non sussiste anche una responsabilità del concedente, lo stato, per non aver sufficientemente controllato sulla gestione? E con conseguente obbligo di risarcimento?
Le responsabilità
E, in questo caso, non vi sarebbe una responsabilità anche politica, del Governo e, quindi, del presidente in carica all’epoca del crollo del Morandi?
E, quindi, il primo che dovrebbe dimettersi, non sarebbe lo stesso Conte, per coerenza logica con la revoca di Aspi?
Peccato che Conte, anche solo come avvocato, parli di revoca, ma non dia risposta a tutti i legittimi quesiti, che sono soprattutto di natura legale, come quelli di cui sopra, che vengono spontanei a chi conosca un minimo di normativa giuridica in materia e di diritto costituzionale.
Peccato, però, che tali quesiti anche alcuni partners della maggioranza se li pongano e, probabilmente, mancate o insufficienti risposte ai medesimi, in presenza di una revoca effettiva, portino ad ipotesi di caduta dell’esecutivo molto più probabili di quanto, come dicevo, verificatosi per le mozioni verso Bonafede.
Insomma, Conte tra la scorsa settimana e questi ultimi giorni ha fatto la voce grossa, forse più per accontentare i pentastellati, che per intima convinzione. Ma ora si trova davvero tra due fuochi: di qua i pentastellati, che l’attendono al varco dei fatti dopo le parole, di là soprattutto Italia viva, che potrebbe cogliere nella revoca l’occasione per motivare una rottura definitiva.
Gli scottanti dossier del Governo: il Mes
Altro significativo terreno di scontro il Mes, che soprattutto i pentastellati non vogliono. Temono di sottoporre il nostro paese a rischi di pesanti condizionalità future, in pieno stile trojka.
D’altra parte, lo stato ha bisogno di soldi e, a quanto pare, anche i giri di consultazioni europee di Conte per cercare di sbloccare il dossier del recovery fund non sta dando risultati particolarmente brillanti, per usare un eufemismo.
Ecco, quindi, che altri partners di Governo, come PD ed Italia viva, potrebbero invece ritenere che la non accettazione del Mes sia un tale errore, da comportare la revoca della fiducia all’esecutivo. Del resto, simmetricamente alla posizione pentastellata, che vedrebbe nella accettazione un atto di pari significato politico.
Recovery fund
Conte ha cercato di sbloccare il recovery fund, ma va ricordato che su questo tema, prima ancora di eventuali visioni divergenti a livello nazionale, è in atto un problema europeo. Perché gli intenti si trasformino in concreti provvedimenti, è necessaria una visione comune, anche perché va ricordato che un tale strumento richiede un voto unanime.
Ma basta considerare come è andato l’incontro con il premier olandese, Mark Rutte, per rendersi conto che probabilmente da un certo orecchio, sarà difficile che soprattutto in alcune aree europee i richiami italiani vengano ascoltati.
Non so quale sia stata l’impressione dei lettori di Proiezionidiborsa, ma a me quell’incontro, tenutosi essenzialmente in un ristorante italiano tra i due capi di Governo, ha comunicato una precisa impressione.
Quella che Conte venisse sì accolto bene, ma come un amico con cui poi non si concorda su questioni politiche. Ed un’occasione, quindi, per dire che l’amicizia è importante (tanto da invogliare a soffermarsi su un lauto pasto, mentre se il clima non fosse positivo, uno avrebbe voglia di andarsene prima).
Ma, proprio perché l’amicizia è importante, poi non deve spingersi a condizionare le posizioni politiche, altrimenti non sarebbe più vera amicizia.
Di qui anche la spiegazione di certe modalità dell’incontro, appunto all’insegna più della convivialità, che dei formalismi di altri incontri internazionali, con il premier danese.
E, quindi, anche per questo motivo divengono ancora più rilevanti i fondi che già sarebbero a disposizione, quelli del Mes.
Si avvicinano infatti le date della fatidica trattativa sul recovery fund in sede europea, e non possiamo, appunto, dare per scontato che abbia un esito positivo e condivisibile per l’Italia.
Le visioni discordanti interne al Governo
Una volta di più, quindi, le opposte visioni all’interno dell’attuale maggioranza rischiano di non riuscire a trovare l’ennesimo punto di incontro. A maggior ragione se poi si devono cercare in altro modo risorse su cui si contava a livello internazionale, che potrebbero non essere concesse.
Bisognerà decidere cosa fare a livello di finanze pubbliche italiane, e senza fondi di provenienza esterna, probabilmente le opposte visioni si acuirebbero.
A maggior ragione in una fase che vede addensarsi le decisioni su diversi, scottanti dossier, in un ristretto lasso di tempo.
Forse, siamo al punto di non ritorno per l’esecutivo Conte?
Il dubbio è sul tavolo degli analisti e, proprio anche per tale motivo, diviene particolarmente interessante quello che succederà nella politica italiana e nei rapporti internazionali di qui sino, grosso modo, a settembre, quando si dovranno avere necessariamente le idee chiare, anche per l’impostazione della finanziaria.
E’ probabile, infatti, a mio avviso, che di qui sino alla scadenza sopra indicata, uno o più ostacoli siano tali da rilevarsi insuperabili.
Non resta che seguire l’evolversi della situazione.
A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT”